All'Eurogruppo Frugali vs Sud sul debito, ma tutti sanno che si cambia

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BRUSSELS, BELGIUM - NOVEMBER 8: President of the European Central Bank (ECB) Christine Lagarde (L) talks with the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) prior the start of an Eurogroup ministers meeting in the Europa, the EU Council headquarter on November 8, 2021 in Brussels, Belgium. Ministers will talk about: Macroeconomic developments, including inflation, and policy prospects in the euro area and Digital euro the policy objectives and uses of a digital euro in the global competitive context. (Photo by Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - NOVEMBER 8: President of the European Central Bank (ECB) Christine Lagarde (L) talks with the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) prior the start of an Eurogroup ministers meeting in the Europa, the EU Council headquarter on November 8, 2021 in Brussels, Belgium. Ministers will talk about: Macroeconomic developments, including inflation, and policy prospects in the euro area and Digital euro the policy objectives and uses of a digital euro in the global competitive context. (Photo by Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Come finanziare la transizione ecologica, tenendo a bada il debito pubblico degli Stati membri, soprattutto dei più ‘problematici’? Al tavolo dei ministri finanziari dell’Ue riuniti in Eurogruppo a Bruxelles quello che doveva essere un primo assaggio di discussione sulle regole fiscali finisce condito di tutte le esigenze del momento: dal ‘caro bolletta’ alla necessità di rilanciare le azioni contro i cambiamenti climatici, pur dovendone gestire il peso soprattutto per le classi meno agiate. È solo il calcio di inizio di una discussione sul Patto di stabilità che si svilupperà l’anno prossimo. Tanto che si resta sulle posizioni di partenza: frugali del nord contro il sud. Niente di definitivo: al tavolo dell’Europa building, tutti i ministri sanno che, quand’anche le regole fiscali dovessero rimanere le stesse, “la riduzione del debito deve avere ritmi compatibili con la crescita”.

Queste ultime sono le parole del Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, al suo arrivo in Eurogruppo. Ma si tratta di qualcosa di più di un punto di vista. Benché lo scontro con i frugali del nord si annunci feroce, la realtà della crisi pandemica preme e non potrà che ‘giocare a favore’ degli Stati del sud. Attualmente le regole prevedono una riduzione del debito di un ventesimo all’anno, per chi supera il tetto del 60 per cento sul pil: cioè la maggioranza degli Stati europei. Il ritmo non potrà che rallentare, ribadiscono fonti Ue, anche se molto probabilmente si arriverà a questo risultato usando tutta la flessibilità prevista nelle attuali regole, difficilmente i 27 riusciranno a trovare un accordo da qui al 2023, un solo anno, per scriverne di nuove.

Intanto oggi all’Eurogruppo va avanti il solito copione.

Il ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel sottolinea che l’Austria è “contraria” a “ulteriori eccezioni” nelle regole sui conti pubblici Ue “per poter contrarre ulteriori debiti”. “Durante l’estate - dice - abbiamo lanciato una cosiddetta alleanza della responsabilità che ha l’obiettivo di abbassare gradualmente i livelli di indebitamento degli Stati. Questo è importante per avere un margine sufficiente per la prossima crisi”.

Dunque le regole del Patto di stabilità, sospese per pandemia, vanno bene così come sono, alla riattivazione prevista per il 2023. Insieme al Next Generation Eu che aiuta gli Stati con la crescita, riusciranno a riportare in riga tutto e tutti. Questa è la convinzione dei frugali.

Opposta la posizione della Francia. “Penso che la regola del debito al 60 per cento sia obsoleta e bisogna definire delle nuove regole che permettano di garantire l’unità dell’eurozona, ma su una base più realistica”, dice il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, al suo arrivo alla riunione dell’Eurogruppo. “La situazione post-Covid è molto diversa da quella prima della crisi del Covid: in precedenza c’era una differenza di debito tra gli Stati più indebitati dell’eurozona di trenta-quaranta punti rispetto agli altri, all’uscita dalla crisi vediamo che in alcuni casi c’è una differenza di cento punti. Non si può considerare che la situazione sia rimasta uguale ed è impossibile mantenere lo status quo. Prima di pensare alle regole, dobbiamo chiederci qual è il nostro obiettivo politico. A cosa servono queste regole e perchè le aggiorniamo? Io penso che all’uscita dalla crisi, uno degli elementi chiave per l’eurozona, sia di essere capace di investire, di innovare, per favorire la transizione ecologica che chiederà degli investimenti considerevoli. E anche per mantenere la nostra indipendenza tecnologica dalla Cina e dagli Stati Uniti”.

Qualche settimana fa, persino il direttore del Meccanismo Europeo di Stabilità Klauss Regling ha detto che il tetto del 60 per cento del debito sul pil va ripensato. Segno che la spinta alla revisione della governance economica europea c’è e ha attraversato steccati prima impensabili. D’altronde non è l’unica discussione sul tavolo oggi all’Eurogruppo. Le Maire torna alla carica sui contratti comuni per calmierare il prezzo dell’energia, malgrado all’ultimo Consiglio europeo abbia prevalso il muro del nord, contrario ad un intervento troppo massiccio sul mercato. I ministri finanziari ne parleranno più diffusamente domani nella riunione dell’Ecofin, anche in riferimento alla scelta del fornitore russo Gazprom di non aumentare le forniture di gas verso l’Europa.

“L’aumento dell’inflazione potrebbe rallentare già nella prima metà del 2022 - assicura Gentiloni - Pensiamo che i prezzi dell’energia abbiano un impatto decisivo in questo aumento dell’inflazione e che il fenomeno sia temporaneo. Probabilmente si ridurrà da solo già nella prima metà del prossimo anno”. Il Commissario tenta insomma di non mettere troppa carne al fuoco, intravedendo il traguardo lontano dal rigore degli anni passati. Quanto lontano, si capirà solo l’anno prossimo: probabilmente dopo le presidenziali di primavera in Francia.

“Confido che troveremo un terreno comune”, dice il ministro delle Finanze del Belgio Vincent van Peteghem, “Sono anche piuttosto ambizioso su questo tema, perché dobbiamo trovare modi per stimolare la transizione e questi investimenti”.

“Raggiungere un consenso è cruciale per il futuro dell’euro e dell’Europa in genere. Questo obiettivo condiviso al tavolo di oggi”, dice Gentiloni in conferenza stampa. Oggi è stato scritto “un primo capitolo di una nuova storia - insiste il commissario per creare le condizioni per una crescita sostenibile nell’Unione Europea. Dobbiamo lavorare molto per costruire consenso sulla proposta che presenteremo nel primo semestre dell’anno prossimo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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