All'ultimo voto

Giuseppe Alberto Falci
Ansa

Liberare la terra emiliano romagnola dai “comunisti” e citofonare lunedì mattina a Giuseppe Conte per farlo sloggiare da Palazzo Chigi. La sintesi di questo ultimo scampolo di campagna elettorale, di questa piazza del Popolo di Ravenna arrabbiata, rancorosa, e che si batte il petto al solo sentire le note dell’Inno di Mameli, è tutta racchiusa nella vecchia coalizione di centrodestra, ma a trazione salviniana che a distanza di 25 anni non muta l’avversario. Anzi, ricomincia dal punto di partenza. Ovvero, dalla lotta al “comunismo”. Eccoli, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Eccoli, i tre tenori di una coalizione che puntano tutte le fiches sulla vittoria in Emilia Romagna e sognano la famigerata spallata al governo giallorosso. Manca solo, in questo ultimo comizio, la rievocazione del “libro nero del comunismo” che è stato un must della propaganda del Cavaliere di Arcore. Non a caso c’è addirittura chi, seppur a bassa voce, si serve di una affermazione che ha fatto la storia: “I comunisti si mangiano i bambini”. Boom.

I volti sono rimasti gli stessi, basta  farsi un giro nel retropalco e incrociare la sagoma di quell’Antonio Tajani, che era già nel 1994 con la casacca di Forza Italia ed è ancora lì a farsi fotografare come se gli anni non fossero passati. E girovagando qua e là si può scrutare il profilo di Ignazio La Russa, colonnello finiano ai tempi del Polo della libertà, e ora alto dirigente del partito della pasionaria Meloni. La Russa ha i modi di chi è venuto fin qui a controllare cosa sanno fare i giovanotti “Giorgia e Matteo”. E va da sé che anche lui come il resto della truppa crede a questa vittoria, la vede possibile. “Vincere e vinceremo”, è infatti il motto che si sente nei capannelli e che scomoda dittatori del passato che qui in terra emiliano romagnola sono di casa.

Vincere e vinceremo. “Io sento profumo di vittoria e ve lo dico venendo dalla Liguria”, sorride il governatore...

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