Alpina morta Belluno: “Troppi lati oscuri, fermate cremazione”

alpina morta belluno

La tragedia è avvenuta nel pomeriggio di domenica 15 Settembre 2019. Il fuciliere primo caporal maggiore del Settimo, T.R., si trovava nella sua camera all’interno della caserma “Salsa” di Belluno mentre messaggiava con una collega. All’improvviso il silenzio. La collega si è subito insospettita, dato i problemi psicologici riscontrati dalla 30enne, ed è andata subito a controllare. Lì ha fatto la macraba scoperta: T.R. si era suicidata, impiccandosi. Il medico del 118 giunto immediatamente sul posto non ha potuto far altro che constatarne il decesso.

Stando a quanto riportato dal sito ilmessaggero.it, a confermare la tesi del suicidio una lettera d’addio scritta dall’alpina indirizzata alla madre. Per la Procura e i Carabinieri della Compagnia di Belluno, il messaggio accerta che non ci sono altri responsabili per la morte della donna. Ma le indagini sul caso hanno portato alla luce diversi lati oscuri. Per esempio, c’è da spiegare come mai T.R. fosse in caserma dopo che a Luglio era stata dichiarata temporaneamente non idonea al servizio.

Alpina morta Belluno

Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare, chiede di “bloccare la cremazione del corpo ed indagare a fondo”. Leggiero, durante una conferenza stampa alla presenza anche di Rachele Magro, psicologa dell’Associazione L’altra metà della divisa, continua dicendo: “Qualcuno ha detto che si è suicidata, si è parlato anche di un biglietto che la soldatessa avrebbe scritto. Ma l’unica certezza è che lei non poteva essere dov’era perché la Commissione medico-ospedaliera di Padova l’aveva dichiarata due mesi fa temporaneamente non idonea per depressione e aveva proposto che venisse sottoposta ad un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). La donna l’aveva evitato optando per il ricovero di una settimana in ospedale per gli accertamenti. Qualcuno deve spiegare perché, con questo quadro clinico, la militare si trovava in caserma domenica scorsa”.