Alta tensione al Governo, Salvini: “Siamo nelle mani di Dio”

Salvini Di Maio

Sono giorni di altissima tensione al Governo, e la situazione non accenna a rientrare. I temi più caldi sono senza dubbio Tav, autonomie e il caso dei fondi russi alla Lega. C’è incertezza, da parte di entrambi i vicepremier sul futuro dell’esecutivo. Salvini ha infatti dichiarato che non sono previsti, a breve, colloqui con Di Maio: “Per il futuro siamo nelle mani del buon Dio. Non ho incontri in agenda”. Non è dello stesso parere il collega, che risponde: “Io ho proposto a Salvini di vederci perché le persone adulte si vedono e si parlano, tutto qua. Più di proporlo non so che fare, ora tocca a lui”.

Alta tensione al Governo

Tra i temi di più stretta attualità che interessano il Governo vi è il caso Siri. Proprio Di Maio è intervenuto sul tema lanciando un pesante affondo alla Lega. Nel corso di una diretta Facebook, il leader del M5s ha detto: “Se qualcuno sta giocando a spaccare il governo o l’Italia, questo non lo permetteremo a nessuno. Ho sentito attraverso alcune notizie stampa che c’è stato un momento, mentre si stava formando il governo, in cui qualcuno come Arata ha dichiarato, telefonicamente, di volermi controllare nominando un sottosegretario o uno nel mio gabinetto al ministero degli Esteri. Qualcuno ha provato a pilotare la mia nomina da ministro – prosegue -. Io credo che questo sia un fatto gravissimo”.

Salvini su Moscopoli

Inevitabile invece un commento da parte del leader della Lega sul caso dei fondi russi. “Riferirà?” chiedono i giornalisti. “Mi occupo di vita reale: l’antimafia, l’antidroga, l’anticamorra, l’antiracket, non le fantasie o i film di spionaggio. L’Italia ha problemi veri che non passano né da Mosca né da Madrid né da Washington”. Nel frattempo le opposizioni continuano a fare pressione: “In una democrazia parlamentare come la nostra – scrive Fornero – il ministro risponde. Salvini neppure si degna di rispondere al Presidente della Camera con un gesto che offende tutti i deputati“. “Salvini scappa dal Parlamento – commenta Delrio -, ma fugge anche dalla Commissione Antimafia che aveva chiesto di sentirlo già da diversi mesi. Fatto altrettanto inaudito”.