Altro che nuova Umbria di Salvini, in giunta la carica di paracadutati e riciclati

Giuseppe Alberto Falci
Umbria

L’Umbria, ovvero una giunta regionale di politici riciclati e paracadutati. Se Matteo Salvini aveva promesso i fuochi d’artificio dopo la liberazione della regione “dai comunisti”, la composizione della squadra di governo a guida Donatella Tesei è un mix di vecchi arnesi, di re del trasformismo e di politici che, almeno in un caso, non c’entrano nulla con l’Umbria. Resta insomma un ricordo la frase del Capitano di via Bellerio scolpita a ogni comizio: “L’Umbria agli umbri con politici autorevoli, fuori dalle vecchie logiche di sistema”. E invece udite, udite, basta scorrere la lista degli assessori e incappare in cima nel profilo di Luca Coletto, che non è propriamente un autoctono, ma un veronese di 58 anni. Coletto è stato a lungo assessore regionale della Sanità in Veneto di Luca Zaia, che ne tesse le lodi a ogni piè sospinto, poi presidente di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), ma soprattutto ha rivestito un ruolo all’interno del primo governo presieduto da Giuseppe Conte. Ecco, fino allo scorso settembre Coletto è stato il sottosegretario alla Salute dei gialloverdi, salvo poi ritrovarsi spaesato, senza un incarico all’altezza del suo curriculum che annovera per l’appunto un diploma da geometra. E allora perché non piazzarlo nella giunta Tesei, con la delega alla Sanità e perché no, provare a privatizzarla?

Sia come sia l’altro campione che è stato scelto da via Bellerio rimanda al profilo di Enrico Melasecche. Quest’ultimo è una vecchia conoscenza della politica ternana, di anni 71, di formazione democristiana. Quando crolla il sistema della Prima Repubblica, Melasecche non demorde, ma inizia a navigare nei partititi di centro, parenti della fu Balena Bianca. Eccolo prima fra le fila del Cdu (Cristiani democratici uniti), e poi ancora nell’Udc di Pierferdinando Casini, fino ad approdare in Forza Italia. Per dieci anni poi decide di appendere il consenso al chiodo. Poi però succede che...

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