Altro che provinciali, agli italiani la politica estera interessa eccome

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(Photo: byakkaya via Getty Images)
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Quante volte abbiamo ripetuto che la nostra opinione pubblica è più matura, più avanzata di quel che si immagina comunemente. Lo riscopriamo spesso quando sono in gioco diritti fondamentali o doveri, solidarietà o tolleranza, risposte corali a gravi emergenze. Ora sembra che anche in un settore non proprio in cima alla classifica delle questioni più analizzate, la politica estera, l’opinione pubblica italiana mostri una sensibilità e un discernimento forse inattesi. È come esaminare uno studente svogliato e constatare con sorpresa che invece è preparato e ragiona bene.

È buona regola non sopravvalutare il significato di dati statistici e sondaggi, ma alcuni indici possono far riflettere. Uno studio sugli italiani e la politica estera svolto ora dall’Istituto Affari Internazionali, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dal Laboratorio analisi politiche e sociali dell’Università di Siena offre una serie di spunti interessanti, da tenere presenti per decifrare umori e tendenze dell’opinione pubblica su temi solo apparentemente distanti da noi. Potrà servire anche a consolidare qualche nostra scelta di politica estera?

Innanzitutto, le priorità d’azione sul piano internazionale. Su tutti prevale il controllo dei flussi migratori, obiettivo principale per la maggioranza relativa degli intervistati (27%). È un’indicazione chiara e ancora più evidente è la tendenza in atto: quattro anni fa quella era la priorità per il 51%, il tema resta centrale, ma meno acuto. L’obiettivo del rispetto del diritto internazionale è stato considerato come il più importante dal 23% della platea, mentre nel 2017 era solo il 12%. Poi, parlano da sé le risposte sulle minacce più temibili. In una scala da 1 a 10, quella più avvertita è il cambiamento climatico (8.6), prima ancora delle epidemie globali (8.4) e dell’ascesa della Cina (6.8), quest’ultima percepita negli ultimi tempi come sempre più preoccupante.

Altrettanto chiaro è il responso sull’opportunità di maggiori investimenti nel settore della difesa. A favore di un aumento dei bilanci della difesa si pronuncia il 60% (tre anni fa era il 46%), significativo per un Paese generalmente poco incline alle spese militari ma oggi più consapevole delle esigenze di sicurezza. Sono netti anche il giudizio e la tendenza sull’Europa, visto che al momento il 57% è per la permanenza dell’Italia nell’Ue, mentre nella primavera dell’anno scorso (prima del recovery plan) gli europeisti dichiarati erano soltanto il 44%. E ancora colpisce la valutazione sulla Cina: passano dalla metà a due terzi coloro che ritengono eccessiva l’influenza cinese in Italia, mentre nella disputa tra Usa e Cina cresce il numero di quanti propendono per assecondare gli Stati Uniti (da 12% a 19%), diminuiscono i fan della Cina (da 14% a 9%) e aumentano quelli che puntano a un rafforzamento dell’Europa (da 39% a 44%).

Altri dati, frutto di un’accurata elaborazione dei promotori del rapporto, confermano orientamenti più pragmatici che in passato, una più attenta ponderazione degli interessi italiani nel posizionamento internazionale, una maggiore presa dei capisaldi di politica estera, Europa e Usa, fatti propri dall’attuale governo. Il quale ne esce confortato da un consenso diffuso. Il populismo, con i suoi slogan semplificatori, è allora in affanno anche sul versante meno frequentato della politica estera? È ancora presto per dirlo, però qualcosa si muove. Segno, tra l’altro, che sull’attualità internazionale c’è più attenzione di quanto talvolta pensiamo. O per lo meno pensano quanti, nel campo dell’informazione, confondono la politica estera con la cronaca sulle famiglie reali.

Insomma, vale la pena verificare i dati dello studio appena pubblicato e se essi corrispondano a una certa nuova consapevolezza dell’opinione pubblica. Se così fosse, si potrebbe ripensare al postulato, infondato, di un nostro pubblico interessato soltanto alle (non edificanti) diatribe politiche domestiche e incoraggiare invece qualche maggiore spazio per l’informazione internazionale. Anche quello che succede fuori dai nostri confini interessa e forse può persino aiutare a vendere qualche copia di giornale in più o a aumentare lo share televisivo di un piccolo punto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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