Alvise Casellati: "'Ernani' è un'opera passionale che si presta alla mia natura"

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"'Ernani' è senza dubbio un capolavoro, un'opera passionale che si presta molto alla mia natura". Così il maestro Alvise Casellati racconta all'Adnkronos il suo debutto ieri sera al Teatro Municipale di Piacenza, alla direzione di 'Ernani', quinta opera di Giuseppe Verdi, in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave tratto da 'Hernani' di Victor Hugo. Spettacolo che ha visto anche debuttare nei panni del protagonista il tenore americano Gregory Kunde, accanto al soprano Francesca Dotto, anche lei per la prima volta nei panni di Elvira, mentre il baritono Ernesto Petti era Carlo V e il basso Evgeny Stavinsky, Silva. La regia, "rispettosa, tradizionale ma allo stesso tempo moderna", spiega Casellati, era di Gianmaria Aliverta. Lo spettacolo, in replica domani a Piacenza, sarà ripreso il 4 e 6 febbraio al Teatro Abbado di Ferrara e l'11 e il 13 febbraio al Valli di Reggio Emilia.

"'Ernani' è un'opera giovanile e all'epoca di Verdi era la più famosa e la più rappresentata - spiega il maestro padovano - dove ogni personaggio vive due forti sentimenti in contrasto tra loro: l'amore, la vendetta, la sete di potere, il sacro dovere dell'ospitalità. Alla fine soccombe Elvira, grande combattente consapevole però che l'unico potere di una donna dell'epoca era quello di togliersi la vita". Secondo Casellati, questi "aspetti vanno indagati a fondo nell'interpretazione musicale di un'opera, e nello spettacolo con il cast abbiamo impostato tutto il lavoro in questa direzione. E' un'opera scritta benissimo da Verdi, con momenti in cui il giovane compositore esplora, in altri è simile a 'Nabucco' e in altri ancora si sente Rossini". A a proposito del compositore Pesarese, Casellati spiega di avere optato per la versione di 'Ernani' con "l'aggiunta dell'aria del tenore chiesta a Verdi dallo stesso Rossini per farla cantare al tenore Ivanoff suo amico, scritturato dal Teatro Ducale di Parma per il ruolo di Ernani".

"Con quest'aria - aggiunge Casellati - il tenore fa la parte del leone, perché dà valore aggiunto alla scena del giuramento e mostra il carattere sanguigno e da uomo d'onore del protagonista. E oggi, a mio parere, è importante parlare di questi sentimenti che sembrano perduti in un'epoca di cancel culture dove, alimentata da un'ignoranza galoppante, furoreggia la smania di cancellare il passato. Una cosa che grida vendetta, quando invece è importante capire la storia e l'evoluzione che ci ha portati fin qui. Ma è fondamentale anche capire che la musica è un alimento dell'anima e non va relegata a puro intrattenimento, come avviene oggi. Senza la musica e la cultura c'è l'imbarbarimento, cosa che è accaduta durante il lockdown, con teatri e sale da concerto chiusi. Dobbiamo ricordarci che la cultura è il primo segnale dell'evoluzione della grandezza di un popolo e che non è costo, ma opportunità. Noi italiani che abbiamo inventato l'opera lirica, dovremmo solo presentarci con questo biglietto nel mondo dove se si studia l'italiano, lo si fa proprio per l'opera e per la Chiesa", conclude il direttore d'orchestra.

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