Amanda vestita come in carcere: è polemica

Amanda Knox (Instagram)

Sta sollevando polemiche la foto postata su Instagram da Amanda Knox, la giovane americana coinvolta nel processo fiume per l’omicidio di Meredith Kercher e definitivamente assolta nel 2015.

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Nel selfie pubblicato sul social network, la 32enne di Seattle indossa i pantaloni della tuta e il maglione che portava nel carcere di Perugia, nel corso della sua lunga detenzione. Perché questa scelta? Amanda lo spiega nel post: la ragione sta nei preparativi per l'imminente matrimonio che, evidentemente, la stanno assorbendo a tal punto da dover restare “rinchiusa” in casa. Mancano - spiega la 32enne - 40 giorni al giorno del sì, mentre le restano ancora "267 attività nell’elenco delle cose da fare". "Mi sono chiusa nello studio e indosso la mia vecchia divisa da prigione. - scrive la ragazza - letteralmente la stessa felpa e gli stessi pantaloni della tuta di quando vivevo nella Casa Circondariale Capanne di Perugia”.

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In realtà risulta che il matrimonio fra Amanda e Christopher Robinson si sia già celebrato nel dicembre 2018 e che a febbraio si terrà soltanto una festa con gli amici per celebrare la ricorrenza.

Detto questo, molti utenti hanno commentato il post della Knox. Alcuni le hanno fatto le congratulazioni, altri hanno mostrato una certa perplessità per aver accostato un lieto evento a una divisa legata a un periodo comunque doloroso e segnato dalla tragica morte di una ragazza. "Sono contento che tu riesca a lasciarti alle spalle quel terribile capitolo della tua vita", scrive un follower; “Pensavo che l’avessi bruciato, ma che coraggio ci vuole per rimetterlo!”, commenta un altro.

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Amanda Knox e il suo ex fidanzato, Raffaelle Sollecito, furono inizialmente condannati per l'omicidio di Meredith Kercher nel 2009, due anni dopo che il corpo della giovane britannica fu trovato senza vita nella casa che condivideva con la Knox. Dopo un lungo iter giudiziario, Amanda fu assolta definitivamente nel 2015.

Tornata negli Stati Uniti, la 32enne svolge ora la professione di giornalista freelance per un giornale di Seattle, oltre ad avere scritto un libro autobiografico e a collaborare con il National Innocence Project, una organizzazione non governativa statunitense che si occupa di errori giudiziari.