Amazon: la transizione lenta al vertice e profitti triplicati a 8,1 miliardi

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Per la prima volta nella sua storia Amazon ha sorpassato i 100 miliardi di dollari di vendite trimestrali triplicando i profitti rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. È successo a febbraio, e forse è sembrato un buon momento a Jeff Bezos per allentare un po’ i ritmi, passando le redini nelle mani del suo delfino Andy Jassy. È la prima volta dopo quasi 30 anni che la poltrona di CEO viene occupata da una persona diversa dal cinquantasettenne Bezos, che i suoi collaboratori raccontano come infaticabile e incontenibile “quasi come un cucciolo, capace di correre per ore senza stancarsi mai” a detta di quella che è stata la sua assistente dal 2002 al 2005.

La transizione Bezos-Jassy pare essere fluida e priva di grandi cambiamenti. Jassy è un protetto di lunga data del magnate, ed è infuso di cultura aziendale dalla testa ai piedi. È, ad esempio, tra quelli che hanno contribuito a ideare i 14 “principi aziendali” che indirizzano il percorso del colosso di Seattle. Molti lo hanno definito come l’ombra di Bezos, o addirittura un suo “doppio”, capace di essere occhi e orecchie del CEO durante le riunioni. Formalmente presentato come assistente tecnico, è sempre stato in copia in tutte le mail, aggiornato su ogni spostamento, a fianco di Bezos al termine di ogni giornata di lavoro per prepararsi alle nuove sfide. Ora che lui prende il posto del CEO, la nuova ombra di Bezos (che passa a un ruolo esecutivo nel board) diventa un altro dei fedelissimi, Colin Bryar.

Jassy è quello che, secondo la cerchia ristretta del top management Amazon, potrà meglio sostituirsi a Bezos alla guida del colosso, che in questo periodo di grande espansione sta fronteggiando però una serie di sfide. Amazon è l’esempio di una “garage startup” nel vero senso della parola. Bezos aveva appena 30 anni ed era vicepresidente di un hedge fund quando ha l’idea di lanciare una libreria online. Era il 1994. Dall’idea alla realizzazione il passo è stato breve: Bezos lascia tutto e si trasferisce a Seattle, dove compra una casa in periferia e fonda la sua azienda proprio nel garage. Si doveva chiamare “Cadabra”, ma poi Jeff ci ripensa, gli suona troppo simile a un macabro “cadavere”. E allora che Amazon sia, fin dal primo giorno. “La più grande libreria sulla Terra”, è il claim sulla homepage del primo sito di Amazon, inaugurato il 16 luglio del 1995, 26 anni fa. Un milione di titoli, prezzi più bassi che nelle librerie i fisiche, un sistema veloce ed efficiente: solo nel primo mese vende in tutti gli stati USA e in 45 paesi intorno al mondo.

Nel 1997 Bezos è milionario, la bolla del dot-com esplode senza ferirlo. Amazon cresce, allarga il suo focus - non solo vendite, ma anche produzione di device, cloud-computing, intrattenimento. Tutto sotto la guida lungimirante e insieme avventurosa di Bezos, che mette la crescita davanti al profitto, senza paura di investire in progetti nuovi. Qualcuno lo definisce spericolato. Si narra che quando il CFO allora in carica gli chiese conto di quanto volesse investire per dar vita al Kindle, Bezos rispose “Beh, quanto abbiamo in cassa?”.

L’uomo più ricco del mondo è diventato però anche un simbolo di tutto quello che c’è di sbagliato nella distribuzione della ricchezza, bersaglio della politica e degli attivisti che lo vedono come emblema del potere incontrollato delle grandi aziende. È un personaggio, anche: famoso in tutto il mondo, ospite regolare agli Oscar, inviso a Trump (di cui supera di 37 volte il patrimonio) perché visto come la mente dietro gli attacchi del Washington Post, di sua proprietà, all’ex presidente. E Amazon proprio in questo periodo è sotto attacco dei regolatori antitrust nazionali e stranieri, oltre che al centro da tempo di polemiche e azioni legali sulle condizioni di lavoro degli impiegati. Il passaggio delle redini in mano al più pacato e malleabile (almeno in apparenza) Jassy potrebbe rendere la vita più facile al colosso dello shopping online, che perderebbe le fattezze di capro espiatorio di tutti i peccati veri o presunti del suo fondatore.

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