Amazzonia: Arthus-Bertrand, 'persa battaglia su clima, no lezioni da dare al Brasile'

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di Emmanuel Cazalé 

"Purtroppo abbiamo perso la nostra battaglia contro il cambiamento climatico. Non abbiamo speranza se non rivoluzioniamo il nostro modo di consumare". Così all'Adnkronos Yann Arthus-Bertrand, il fotografo francese celebre tra l'altro per i suoi scatti della foresta dell'Amazzonia, commenta gli incendi che in questi giorni stanno devastando uno dei 'polmoni verdi' del nostro pianeta. La posizione del presidente francese Emmanuel Macron, pronto ad opporsi alla ratifica del trattato di libero scambio Ue-Mercosur firmato a metà giugno visto l'atteggiamento del Brasile, lascia perplesso Arthus-Bertrand, che è anche regista e che ha creato una fondazione, GoodPlanet, coinvolta attivamente nella tutela ambientale. 

"Mi sembra che siano le solite chiacchiere. C'è un po' di ipocrisia in tutto ciò. Ogni anno la deforestazione distrugge aree verdi delle dimensioni del Belgio per produrre tra l'altro la soia che serve a nutrire gli animali dei nostri allevamenti necessari a fabbricare carne industriale. Se continuiamo ad andare avanti con l'agricoltura intensiva, come in Francia, come possiamo dare lezioni a un paese come il Brasile?", sottolinea Arthus-Bertrand. "Macron non mi sembra un grande ecologista", aggiunge. "Da quando sono nato" (cioè nel 1946 ndr), rileva ancora, "la popolazione mondiale è passata da circa 2 miliardi a quasi 8 miliardi. Nello stesso tempo il consumo di carne si è moltiplicato per 8".  

Quest'estate, comunque, spiega Arthus-Bertrand, "è stata un'estate cardine per l'attenzione alle problematiche climatiche. Si è parlato molto dell'accelerazione dello scioglimento del ghiaccio in Artico, degli incendi. Insomma oggi lo sguardo rispetto ai cambiamenti climatici sta cambiando". Tuttavia, osserva, "penso purtroppo che abbiamo perso la battaglia. Dobbiamo assolutamente vivere con meno, consumare di meno. Non sono ottimista. Ci vorrebbe una nuova mentalità, un cambio di civiltà, ma l'umanità non ne sembra capace. Basta pensare che alcune settimane fa abbiamo battuto il record di aerei in movimento: 200mila voli in 24 ore. Insomma, dovremmo consumare sempre di meno ma consumiamo sempre di più". 

Arthus-Bertrand non si considera "un radicale" sui temi ambientali. "Bisogna lavorare con gli industriali, altrimenti non arriveremo a fare nulla. Persone come Serge Latouche (uno dei principali teorici del concetto di 'decrescita', ndr) hanno ragione sul tema di fondo ma io credo sia necessario essere più realisti. Non penso che ci siano lobby che ci guidano. O meglio ci sono le lobby, ma c'è anche la lobby ecologista. Serve un confronto". 

Per Arthus-Bertrand, in un certo senso, "servirebbe una dittatura ecologica piena di sentimenti amorevoli ma l'egoismo che vige nella nostra società non ci permetterà di arrivarci. Viviamo nella banalità del male. Vivo in una nazione, la Francia, che è il paese di diritti dell'uomo ma è anche il terzo paese per vendite di armi. Un paradosso, ma viviamo con queste contraddizioni da sempre. Critichiamo il Brasile ma importiamo la soia prodotta in Brasile frutto della deforestazione". 

Anche sul tema dei migranti "c'è ipocrisia", spiega il fotografo francese. "L'Italia è stata lasciata sola a fronteggiare la situazione. E' facile criticare, ma la Francia, ad esempio, ha accolto meno rifugiati rispetto ad altri paesi come la Germania". In ogni caso, sottolinea Arthus-Bertrand, "penso che la grande crisi migratoria non sia ancora iniziata davvero. Quando in un paese non c'è accesso all'istruzione, ai servizi sanitari e non c'è democrazia e le popolazioni scoprono grazie ai loro telefonini come si vive in Europa è normale che vogliano venire in Europa. Al posto loro faremmo la stessa cosa". Proprio per questo, aggiunge, "bisogna accoglierli, ma ci dobbiamo preparare adeguatamente a quello che avverrà nei prossimi anni". 

Arthus-Bertrand, che non è solo un fotografo e un ambientalista ma anche un regista, presenterà alla Biennale di Venezia 'Woman', diretto insieme ad Anastasia Mikova, un progetto internazionale che dà voce a duemila donne di cinquanta paesi diversi. Il film propone un ritratto intimo delle donne e getta luce sulle ingiustizie da loro subite in tutto il mondo. Lo scopo principale della pellicola però rimane quello di mostrare la loro forza interiore e la capacità che le donne hanno di cambiare il mondo, malgrado le innumerevoli difficoltà che devono affrontare. Basato su incontri in prima persona, tratta argomenti come la maternità, l’istruzione, il matrimonio o l’indipendenza economica, ma anche le mestruazioni e la sessualità. 

"Abbiamo lavorato per tre anni a questo film e abbiamo ricevuto ottime critiche. Mi aspetto tanto dalla Biennale di Venezia", spiega Arthus-Bertrand.