Amazzonia in fiamme, Bolsonaro: "Ong responsabili, vogliono danneggiare paese"

Ore e giorni di preoccupazione per il futuro dell’ambiente, mentre Greta Thunberg è partita alla volta degli Stati Uniti in barca a vela, in Brasile continua a bruciare la foresta amazzonica

Migliaia di ettari di terreno andati in fumo, le fiamme hanno avvolto e ridotto in cenere quello che da sempre viene considerato il polmone del mondo che oggi, devastata dal fuoco e da una politica di disboscamento attuato dal presidente brasiliano Bolsonaro, rischia progressivamente di scomparire. Secondo i dati raccolti dall’Inpe, istituto nazionale incaricato di monitorare attraverso i satelliti e gli aerei radar tutta l’Amazzonia, da gennaio ad oggi sono stati bruciati circa 320mila ettari di foresta con un incremento dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Dai social, grazie al Sunrise Movement, è arrivata la denuncia di una donna di etnia Pataxò: “Guardate la nostra riserva, cosa stiamo perdendo. Per due anni abbiamo combattuto per preservare questa nostra riserva e questi stronzi sono entrati e hanno bruciato tutto. Stanno uccidendo i nostri fiumi, le nostre fonti di vita e ora hanno incendiato la nostra riserva. Stiamo chiudendo le strade e voglio che tutti i media vedano questo. Non possiamo tollerare programmi politici di deforestazione. Non guarderemo il nostro futuro bruciare”.

A lanciare l’allarme anche il presidente francese Emmanuel Macron che, sempre dal web, si è detto preoccupato per quella che risulterebbe essere una vera e propria crisi internazionale. Dal canto suo però il presidente carioca Bolsonaro ha lasciato tutti quanti perplessi puntando il dito contro le Ong: “Non chiedetemi le prove, ma ci sono forti indizi che a provocare gli incendi di questi giorni siano state le Ong ambientaliste. Hanno perso i fondi statali e per questo stanno seminando il panico, danneggiando così l’immagine del nostro Paese. Potrebbero essere stati anche gli agricoltori? Certo, tutti sono sospettabili, anche gli indios: ma secondo me, vi ripeto, le Ong sono in cima alla lista”.