Amb. Turchia a Roma: "Posizione Italia danneggia relazioni bilaterali"

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Le reazioni del governo italiano all'operazione militare lanciata dalla Turchia nel nord-est della Siria hanno causato un "danno alle relazioni bilaterali tra Italia e Turchia", ma "spero che possa essere risolto rapidamente". Lo ha dichiarato l'ambasciatore della Turchia in Italia, Murat Salim Esenli, nel corso di una conferenza stampa a Roma. "La Turchia ha sempre informato l’Italia su quello che succedeva al confine" con la Siria "dal 2011", ha affermato, citando "quattro informative ministeriali e tre a livello di segretariato generale". 

''Abbiamo sempre trascritto quello ci siamo detti durante i nostri incontri a livello diplomatico. Alla Farnesina avranno i documenti'', ha aggiunto l'ambasciatore turco, dicendosi ''pronto a produrre i documenti con quello che ci siamo detti, dove ci siamo parlati e quando''. Ed è ''per questo, per il fatto che abbiamo sempre informato il governo italiano, che sono perplesso rispetto alla protesta espressa dall'Italia'' in relazione all'offensiva militare turca. Ma ''non accettiamo queste proposte da parte del governo italiano'', ha concluso. 

Quindi, mostrando la foto di una bambina vittima di un attacco chimico circolata su alcuni media e rilanciata sui social, ha sottolineato che "alcuni leader politici italiani della maggioranza" hanno usato la foto di una bambina "vittima di un attacco chimico del regime siriano" per "criticare la Turchia". 

Anche i politici italiani, ha proseguito il diplomatico, sono quindi "caduti vittima della propaganda". E "non vi farò il nome, ma il leader di un partito politico italiano ha usato" sui social media "queste immagini per criticare ingiustamente la Turchia". Si tratta di un atteggiamento "incauto" rispetto a un'accusa che "non ha niente a che fare con la verità", ha aggiunto, ribadendo che "l'esercito di Ankara non ha armi chimiche, biologiche o nucleari nel suo arsenale''. Commentando le immagini delle vittime di attacchi condotti con armi non convenzionali diffuse online, Esenli ha detto che è in atto una vera e propria ''guerra informatica'' il cui ''obiettivo è quello di stigmatizzare la Turchia''. L'ambasciatore ha quindi contestualizzato alcune delle immagini diffuse online, indicando alcune delle persone ritratte come vittime di attacchi condotti con armi chimiche dal regime di Damasco a Idib o vittime di un terremoto nel sud della Turchia o ancora immagini scattate in Europa. 

Esenli ha poi citato una manifestazione che si è svolta "due giorni fa al Pantheon" durante la quale sono stati mostrati "simboli del Pkk" e "non si sono preoccupati di scattarsi foto con quei simboli". Ma si tratta di una "posizione preoccupante" in quanto si tratta di una "organizzazione terroristica". 

Quanto hai tempi, la Turchia si augura "se tutto va bene" di "concludere l'operazione il prima possibile" e di riportare la situazione nel nord della Siria "alla normalità" anche "entro i termini della tregua" di 120 ore concordata con gli Stati Uniti. I tempi dell'implementazione dell'accordo raggiunto con gli Stati Uniti, ha però precisato, sono dettati dalle "operazioni dei militari turchi e americani sul campo". Tuttavia quella in atto è "una tregua e non un cessate il fuoco", per cui l'offensiva militare potrebbe riprendere al termine delle 120 ore, ma "speriamo di concluderla il prima possibile". Un segnale "positivo", ha concluso, è il fatto che gli Stati Uniti "capiscono la nostra determinazione sulla zona di sicurezza". 

Per Esenli, saranno "due milioni i rifugiati siriani che torneranno nella zona sicura" che la Turchia intende creare nel nord-est della Siria. "Il ritorno dei profughi avverrà su base volontaria", "Come primo passo dobbiamo concludere l’operazione" militare lanciata lo scorso 9 ottobre e "ripulire la zona dai terroristi delle Ypg", quindi "dobbiamo creare le infrastrutture per migliorare le condizioni di vita. Dopo, chi vorrà, andrà a vivere lì. Non ci sarà alcuna imposizione", ha concluso