Ambasciatore russo all'Italia: "Evitare che relazioni bilaterali vadano oltre punto non ritorno"

(Adnkronos) - "Qualsiasi conflitto militare prima o poi finisce in pace. Finirà in pace anche il conflitto in Ucraina". Inizia così l'ambasciatore russo Sergej Razov la sua lunga intervista all'Adnkronos. In questi ultimi giorni nell'occhio del ciclone per gli incontri avuti con il leader della Lega Matteo Salvini, parla di 'operazione militare speciale', di pace e trattative 'incastrate' e di 'terribili messe in scena da confutare', in relazione ai corpi ammassati nei supermercati di Mariupol. E, sul futuro delle relazioni bilaterali tra Mosca e Roma, avverte: "Dobbiamo guardare almeno un passo avanti ed evitare dichiarazioni e azioni che potrebbero gettarle oltre il 'punto di non ritorno'". Poi, rivolto alle oltre "450 aziende italiane" che operavano sul mercato russo, Razov mette in luce quanto quella cooperazione fosse "costruttiva e reciprocamente vantaggiosa", e avvisa: "Sarà molto più difficile tornare sul mercato russo che lasciarlo. Come si suol dire, ci vuole molto più tempo per incollare una tazza che per romperla".

'NON CI SONO OSTACOLI PER SALVINI NELLA FEDERAZIONE RUSSA’

"Il senatore Matteo Salvini, come sapete, è leader di un grande partito politico, rappresentato in Parlamento e inserito nella maggioranza di Governo. Non ci sono ostacoli per il suo ingresso nella federazione russa", dice Razov, ambasciatore russo a Roma. “Quanto allo scopo del viaggio - aggiunge - lo stesso senatore Salvini e le persone che lo accompagnavano hanno espresso pubblicamente le loro opinioni in merito”. Ma sugli incontri, quattro nello specifico, che lo stesso diplomatico avrebbe avuto con il leader della Lega, fa sapere: “Non ho altro da aggiungere su questo”.

'TRATTATIVE INCASTRATE, ATTENDIAMO RISPOSTA SU BOZZA INVIATA A KIEV'

"Qualsiasi mediazione basata sulla reale conoscenza della situazione, della storia della questione, delle vere intenzioni delle parti, ovviamente, non può che essere accolta favorevolmente. Come abbiamo, ad esempio, accolto con favore il ruolo di mediazione della Turchia - spiega - che ha facilitato l'incontro delle delegazioni russa e ucraina a Istanbul".

"Tuttavia - precisa - credo che più importanti siano i contatti diretti tra le parti coinvolte. E a questo proposito, vorrei ricordare che dopo il suddetto incontro di Istanbul, in cui sono stati delineati alcuni punti di convergenza su importanti questioni di risoluzione, la parte russa ha consegnato a Kiev una bozza di trattato di pace, la cui attuazione potrebbe significare il completamento dell'operazione militare speciale russa. Sfortunatamente, non abbiamo ancora ricevuto risposta a questo documento e la leadership ucraina, alimentata da massicce consegne di armi e promesse di assistenza economica, ha ripetutamente cambiato posizione. Le trattative si sono sostanzialmente incastrate - sottolinea il diplomatico - Quindi la mediazione di cui sta parlando potrebbe essere, prima di tutto, quella di spostare la dirigenza ucraina verso una più adeguata valutazione della situazione".

'SANZIONI INFLUISCONO SU VITA SOCIALE ED ECONOMICA MA RUSSIA SUPERERA' QUESTE DIFFICOLTA' TEMPORANEE'

"Certo, le pesanti sanzioni imposte dall'Occidente collettivo, Italia compresa, inevitabilmente influiscono su alcuni aspetti della vita sociale ed economica in Russia. Allo stesso tempo, e lo assicuro, il nostro Paese supererà queste difficoltà temporanee", afferma, aggiungendo che "il Presidente e il Governo stanno introducendo i necessari adeguamenti alla politica finanziaria ed economica, compresa la linea alla sostituzione delle importazioni, che consentiranno di compensare i costi delle sanzioni illegittime".

Poi avverte: "Le sanzioni sono un'arma a doppio taglio. Prendo nota delle dichiarazioni allarmanti di rappresentanti del governo e del mondo imprenditoriale italiano in merito ai crescenti problemi legati al rallentamento della crescita economica italiana - spiega - all'aumento dell'inflazione, all'aumento dei prezzi di gas, carburante, elettricità e prodotti alimentari".

'NESSUN DISPREZZO DA PARTE DEL MONDO'

"Non c'è alcun disprezzo del mondo nei confronti della Russia. I paesi dell'Occidente collettivo non sono il mondo, questa è una profonda illusione. Solo il 5% della popolazione mondiale vive nell'Unione europea e, ad esempio, Cina e India insieme producono più delle economie degli Stati Uniti e dell'Unione Europea messe insieme. Da qui il mio consiglio: sostituire sui desktop la mappa dell'euro-atlantico col mappamondo", dice Razov in relazione all'astio crescente dell'opinione pubblica nei confronti della Russia.

E incalza: "Secondo i sondaggi dell'opinione pubblica, circa l'80% della popolazione russa sostiene la politica del Presidente Vladimir Putin, anche nel contesto di quanto sta accadendo in Ucraina. Sì, certo, c'è chi non comprende in pieno tutti gli aspetti dell'operazione militare speciale in corso in Ucraina, ma gli appelli diretti dei leader occidentali a 'sconfiggere la Russia', a 'cambiare potere nel Cremlino', contribuiscono solo al consolidamento del popolo attorno al Presidente e al governo. Chi opera con tali appelli non conosce bene la storia della Russia e la mentalità della nostra gente".

C'è però anche la questione delle relazioni commerciali, interrotte bruscamente o sospese in nome del conflitto. "Sul mercato russo operavano più di 450 aziende italiane - spiega il diplomatico - Aziende che hanno lavorato per molti decenni in modo molto redditizio ed efficiente. Vorrei ricordare che il 26 gennaio scorso il Presidente Vladimir Putin ha incontrato in collegamento video una quindicina di grandi aziende italiane che occupano importanti nicchie del mercato russo. L'incontro è stato molto costruttivo. Furono fatti progetti ambiziosi per il futuro. E ora, nel quadro della solidarietà euro-atlantica e della disciplina di blocco, il governo italiano invita le imprese italiane a lasciare il mercato russo. Secondo le mie osservazioni e contatti, tali appelli non suscitano entusiasmo".

"Allo stesso tempo - aggiunge - le imprese italiane hanno comprensibilmente paura delle sanzioni secondarie che devono affrontare se non rispettano il regime sanzionatorio prescritto nei confronti della Russia. Non spetta a me giudicare ciò che è più importante per l'Italia: la 'solidarietà' sopra ricordata o i considerevoli redditi reali che le imprese italiane hanno ricevuto nell'ambito di una cooperazione costruttiva e reciprocamente vantaggiosa con la Russia". Infine il monito: "Sarà molto più difficile tornare sul mercato russo che lasciarlo - dice un sibillino Razov - Come si suol dire, ci vuole molto più tempo per incollare una tazza che per romperla".

'CORPI IN SUPERMERCATI? DA 3 MESI COSTRETTI A CONFUTARE MESSE IN SCENA'

"Dico spesso scherzosamente che (gli ucraini, ndr) non mentono mai come durante la pesca, alla vigilia delle elezioni e durante le ostilità", dice Razov commentando le immagini dei corpi di civili ammassati nel supermercato a Mariupol. "Sfortunatamente - aggiunge - negli ultimi tre mesi la parte russa è stata ripetutamente costretta a confutare le terribili messe in scena in questa o quella regione dell'Ucraina. Alcune di queste, come ad esempio l'esplosione di un missile ucraino nella città di Kramatorsk attribuita all'esercito russo, sono state successivamente confutate. Tuttavia, ovviamente, non abbiamo sentito scuse o semplicemente un'ammissione della loro erroneità da parte dei propagandisti occidentali".

'EVITARE PAROLE E AZIONI CHE GETTINO RELAZIONI OLTRE PUNTO NON RITORNO'

"Penso che voi, come me, siate preoccupati per le prospettive delle nostre relazioni bilaterali. Nonostante tutta l'acutezza della fase attuale, parto dalla consapevolezza che le crisi vanno e vengono, ma gli interessi restano. La vita non finisce oggi", dice esprimendosi sul mantenimento delle relazioni bilaterali con la Russia. "Dobbiamo guardare almeno un passo avanti ed evitare dichiarazioni e azioni che potrebbero gettare le nostre relazioni bilaterali oltre il 'punto di non ritorno' - ribadisce - Spero davvero che sia questo approccio a trovare comprensione tra la maggioranza degli italiani".

(di Silvia Mancinelli)

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