Ambasciatore Svizzera alla Fao: rischio alimentare molto forte

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Milano, 26 apr. (askanews) - Per l'ambasciatore e rappresentante della Svizzera presso la Fao e il Pam, Pio Wennubst, "c'è un rischio molto forte" che il conflitto russo-ucraino porti a una crisi alimentare mondiale "molto più grave" di quella del 2008. Lo ha detto a margine della presentazione di "House of Switzerland", piattaforma temporanea di networking e comunicazione ideata per promuovere fino al 12 giugno la visibilità della Svizzera all'estero.

"Ci sono parecchi Paesi - ha osservato il diplomatico - come Egitto, Madagascar, Eritrea, Libano e altri che importano tantissimi cereali e olii" da Russia, Ucraina e Bielorussia. "Già prima del conflitto - ha ricordato - l'aumento dei costi energetici e il ritorno dell'inflazione avevano portato a un aumento dei prezzi. Il Covid ha reso poi la cosa più complessa rompendo le catene di distribuzione e il conflitto non fa che spingere oltre il problema".

"C'è un elemento, sottolineato nei giorni scorsi dalla Banca Mondiale, cioè il grado di indebitamento dei Paesi del Sud del mondo che è tornato a un livello molto allarmante. Per questo se il conflitto dovesse durare non sarà 'solamente' un problema alimentare diretto, ma anche di sistema e bisognerà ridiscutere e ampliare i meccanismi di disindebitamento multilaterale affinché i Paesi del Sud possano attuare loro stessi delle politiche redistributive sperando che le barriere tariffarie che hanno portato alla crisi del 2008 non diventino la norma. Se no ci sarà una crisi molto più grave di quella" ha aggiunto.

"C'è un rischio molto forte, ma non è detto che avvenga. Se arriviamo a un cessate il fuoco in tempi più o meno brevi non avverrà. Per fortuna alcune lezioni del 2008 le abbiamo imparate, speriamo di riuscire a metterle in pratica. Paesi come la Svizzera o l'Italia, se verrà chiamata una campagna di riduzione del debito multilaterale, potranno anzitutto parteciparvi, ma essendo anche molto forti in ambito alimentare potranno aiutare a sviluppare sistemi con catene alimentari più corte, produzioni più localizzate. Bisogna spingere verso cambiamenti di sistema, con produzioni più localizzate, nei quali il commercio internazionale resterà importante, ma come complemento".

"Le possibilità ci sono - ha concluso Wennubst - perché abbiamo già la digitalizzazione e una tendenza alla sostenibilità, qualcosa si sta muovendo. Di cibo oggi a livello planetario ce n'è a sufficienza, ma non tutti hanno accesso sufficiente per cui i Paesi che saranno meno in crisi saranno quelli che riusciranno a risolvere l'equità di accesso anche a alimenti che diventano più cari".

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