Ambasciatore Usa a Pechino: Cina aggressiva con Taiwan

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Roma, 29 set. (askanews) - Gli Stati uniti continuano a essere vincolati al principio dell'"Unica Cina", è Pechino a mettere a rischio la pace nella regione per la sua aggressività rispetto a Taiwan. L'ha detto oggi l'ambasciatore Usa in Cina Nicholas Burns intervenendo al Asia Summit 2022 del Milken Institute di Singapore.

L'ambasciatore ha ricordato che il presidente Usa Joe Biden ha ribadito il rispetto della politica dell'"Unica Cina" e il no a qualsiasi cambiamento dello status quo sulle due sponde dello Stretto di Taiwan. "Se qualcuno ha cambiato politica, quella è proprio la Repubblica popolare cinese, con la sua reazione spropositata da circa due mesi da quando la presidente (della Camera dei Rapresentanti Usa Nancy) Pelosi ha fatto la sua visita" a Taiwan ad agosto, ha detto Burns in un'intervista al convegno.

Burns ha ricordato che gli Usa hanno mantenuto una linea "mediana" per 68 anni sullla questione, ma è stata la Cina a "lanciare missili su Taiwan fino alla Zona economica giapponese e ad aver simulato un blocco navale e aereo". Quindi, "noi siamo preoccupati che la parte che vuole cambiare politica è Pechino e abbiamo chiarito che non siamo d'accordo, che non l'accetteremo".

Il diplomatico ha inoltre accusato Pechino di avere una nuova "politica assai aggressiva verso Taiwan" e questa è una cosa preoccupante, anche perché "la gran parte del traffico container, l'80 per cento dei supercontainer passa attraverso lo Stretto di Taiwan: è una rotta vitale per l'economia globale".

Sul fronte economico, però, Burns ha anche ricordato che Cina e Usa hanno un giro d'affari commerciale di 650 miliardi di dollari, gli americani detengonop 1.200 miliardi di dollari in titoli cinesi e i cinesi il doppio nel mercato americano. Quindi non c'è intenzione di creare un disallineamento (decoupling) delle due economie, come affermano diversi osservatori.

Nello stesso tempo, però, le aziende americane non stanno facendo più nuovi grandi investimenti, perché vogliono sapere se "ci saranno o no politiche market-friendly" in Cina, ha sostenuto il diplomatico, il quale si aspetta una risposta dal XX Congresso del Partito comunista cinese, che inizierà il 16 ottobre, e dal nuovo governo cinese che dovrebbe essere insediato a marzo 2023.