Ambiente, Cingolani: Italia parte bene, ma molto resta da fare

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 8 apr. (askanews) - "Lavorando per il Recovery Plan abbiamo visto che ci sono molte aree in cui effettivamente abbiamo una buona base di partenza, altre in cui c'è da fare molto lavoro. Abbiamo preso tutti coscienza che si stanno generando cambiamenti irreversibili. Tra la fine di questo secolo e l'inizio del prossimo cambiamenti climatici irreversibili potrebbero avere impatti enormi sul profilo delle nostre terre, sulla vita di tutti noi, non in futuro lontano ma in futuro vicino, molto probabilmente subiti dai nostri figli e nipoti. A livello globale l'accordo Parigi fissa l'obiettivo di non superare un aumento di 2 gradi della temperatura; se riusciremo a limitare il budget di anidride carbonica che immetteremo nell'atmosfera nei prossimi 20 anni, budget che è intorno ai 700 mld di tonnellate di CO2, riusciremo a mitigare gli effetti del riscaldamento globale, a mantenerlo sotto 1,5 gradi. Questo è il principale obiettivo che ci siamo posti come comunità internazionale. Obiettivo comune per tutti ma ogni Stato parte da una situazione diversa. Il punto finale è uguale per tutti, ma il punto iniziale è diverso per ciascuno. I percorsi quindi saranno molto diversi. Noi partiamo meglio di altri. Questo basta? No". Così il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani intervenendo a "L'Italia in 10 selfie" evento in streaming organizzato da Fondazione Symbola, aperto dal presidente della Fondazione Ermete Realacci, a cui ha partecipato anche Marina Sereni, Viceministro degli Esteri. Il dossier presentato da Symbola fotografa i punti di forza del nostro Paese che si presenta come campione europeo nell'economia circolare e non solo.

"C'è un lavoro enorme da fare: da un lato su come migliorare e mantenere posizioni di primato, i piani che stiamo mettendo in atto prevedono investimenti sull'economia circolare, sulle rinnovabili, sul ciclo dei rifiuti. Abbiamo tutta una serie di investimenti che vanno in questa direzione. Poi - ha evidenziato il ministro - ci sono altri aspetti come la fragilità idrogeologica, la fragilità idrica, la perdita di biodiversità, e su questi bisogna attuare misure importanti. Filiera agrifood è un'eccellenza ma richiede un'industria sempre più verde; bisogna investire sul mare e sulle risorse d'acqua in generale".

"La sostenibilità - ha ribadito il ministro - è un concetto di compromesso tra diverse istanze: da un lato preservare l'ambiente, dall'altra consentire all'umanità di vivere bene. Consegnare ai giovani un futuro sostenibile, gestibile. Questo compromesso va trovato, dovremo avere anche la capacità di fare cambiamenti in corso d'opera, sostituire tecnologie che oggi sono buone con altre. Dobbiamo continuare a investire in ricerca e sviluppo".

"Dove il nostro paese può fare un importante passo avanti - ha detto ancora Cingolani - è nella capacità di prevenire, che diventa metà della soluzione. Si spendono svariati miliardi di euro ogni anno per riparare danni prodotti dal cambiamento climatico, la messa in sicurezza potrebbe portare a risparmiare la metà ogni anno. Prevenire vuol dire anche investire in sensibilità e cultura a cominciare dai giovani, a cominciare dalle scuole". "La messa in sicurezza del territorio del Paese - ha detto ancora il ministro rispondendo a una domanda sul rischio idrogeologico - non è semplice e non si può fare in fretta anche perché si è accumulato un certo ritardo. In larga misura una parte della soluzione sta nella prevenzione con tecnologia come satelliti, droni, sensori a terra, big data per l'analisi rapida dei dati. Questo è un meccanismo di prevenzione che può essere esteso facilmente a tutto il territorio".