Ambiente, così il faggio abruzzese risponde a stress climatici -2-

Red/Lcp

Roma, 27 ago. (askanews) - La datazione eseguita - spiega il Cnr - è basata sul "bomb peak", ossia l'aumento della concentrazione di radiocarbonio (C-14) nell'atmosfera dovuto ai test nucleari condotti negli anni '50 e '60, che si è ridotta progressivamente dopo la loro messa al bando.

"Questi dati dimostrano per la prima volta che, per sopravvivere a periodi senza apporto di carboidrati da fotosintesi, alberi di faggio completamente defoliati sono in grado di mobilizzare le riserve immagazzinate diversi anni prima. Il contenuto di riserve della faggeta studiata è risultato ristabilito al termine della stagione vegetativa del 2016, confermando la plasticità del faggio agli stress ambientali", prosegue D'Andrea.

Le riserve sono risultate quindi cruciali per la resilienza degli ecosistemi in risposta ad eventi estremi. "È importante proseguire nelle ricerche per valutare se l'aumento di frequenza di fattori di stress (gelate, ondate di calore, siccità) determinato dal cambiamento climatico possa ridurre le capacità di risposta degli ecosistemi, anche per dare indicazioni finalizzate all'adattamento", conclude Giorgio Matteucci, direttore del Cnr-Isafom.

La collaborazione con il Max-Planck è stata resa possibile da una borsa di eccellenza per giovani ricercatori del Dipartimento di scienze bioagroalimentari del Cnr assegnata a Negar Rezaie.