Ambiente, così il faggio abruzzese risponde a stress climatici

Red/Lcp

Roma, 27 ago. (askanews) - La regione mediterranea è tra le più vulnerabili al cambiamento climatico. Temperature più alte nel periodo primaverile possono causare l'anticipo della stagione vegetativa anche in montagna, esponendo ecosistemi quali i boschi di faggio al rischio di danni da gelate tardive primaverili letali per le giovani foglie.

È quanto accaduto nel 2016, quando i boschi montani del Centro e Sud Italia, che a causa dell'inverno caldo avevano anticipato la stagione vegetativa di un paio di settimane, sono stati colpiti da una gelata avvenuta tra il 25 ed il 26 aprile. In particolare, nella faggeta abruzzese di Selva Piana (Collelongo, AQ), sito a 1.500 m slm studiato da quasi 30 anni e appartenente alla Rete di ricerche ecologiche di lungo termine Lter-Italia, la temperatura è scesa fino a -6.5°C, causando una completa defoliazione, che ha costretto gli alberi a riformare interamente gemme e foglie ed a ricorrere, per circa due mesi, alle riserve di carbonio per il mantenimento delle attività fisiologiche.

Un team del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per i sistemi agricoli e forestali del mediterraneo (Cnr-Isafom) e dell'Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Cnr-Iret) - in collaborazione con l'Istituto per la biogeochimica del Max-Planck di Jena (Germania), ha stimato l'età media del carbonio che costituiva queste riserve, al fine di determinarne l'origine, attraverso la datazione con radiocarbonio.

"Lo studio, pubblicato su New Phytologist, indica che le riserve utilizzate dagli alberi durante il periodo senza foglie sono diventate progressivamente più 'vecchie', sino a raggiungere, un mese dopo la gelata, un'età di cinque anni, ossia sono risultate costituite da carbonio fissato attraverso la fotosintesi nel 2011. Inoltre, si è stimato che nel momento subito prima della riemissione delle foglie, le piante studiate utilizzassero riserve 'messe da parte' sino a nove anni prima", sottolinea Ettore D'Andrea, primo autore dello studio.

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