Ambulatorio Conte

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(Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)
(Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)

Cerca in tutti i modi di placare il dissenso Giuseppe Conte. Davanti all’assemblea congiunta di deputati e senatori assicura che sul Quirinale le scelte saranno condivise, in risposta di chi lo accusava di prendere le decisioni non con il gruppo ma in caminetti (che “non esistono”) con Goffredo Bettini e esponenti del Pd: “Voglio una persona dall’alto profilo morale”. Fa professione di difesa della legislatura, perché “non ci sono le condizioni per andare al voto anticipato”, dopo i sospetti di molti che dopo il voto per il Colle voglia staccare la spine per costruire liste di fedelissimi.

È preoccupatissimo il leader del Movimento 5 stelle. Preoccupatissimo che i primi passi del suo partito vengano travolti e dilaniati da sospetti e veleni, da un’immagine di spaccatura perenne che non riesce a controllare. Mette da parte il pessimismo della ragione e fa dell’ottimismo della (sua) volontà la bussola di un’intervento che vorrebbe chiarificatore: “Ci descrivono come gruppo conflittuale, ma non è così, vi chiedo di abbracciare e sostenere nuovo corso”. La prova della conflittualità, negata da dichiarazioni e note ma palese nei fatti, è seduta poco lontano ad ascoltarlo: Maria Domenica Castellone è ufficialmente stata eletta capogruppo al Senato con ben 58 preferenze su 71. Un ringraziamento iniziale a Ettore Licheri, sul quale il capo politico aveva puntato, e avanti verso il prossimo ostacolo. Ancora l’ottimismo della volontà: “Il Movimento non deve essere rappresentato come un insieme di malpancisti e attaccati alla poltrona, spaventati. Quindi vi chiedo uno scatto di orgoglio e di dignità”.

“Basta chiacchiere fuori, la discussione sia aperta ma all’interno del Movimento, non facciamo favori a chi ci racconta come spaccati”, tuona Conte. La promessa di collegialità, di coinvolgimento, passa per un metodo bizzarro, che punta a stroncare il “dibattito interno che finisce sui giornali:“Parlatene con me - dice l’ex premier Sarò una giornata intera alla Camera e al Senato. Vengo io qui, voi vi prenotate e mi venite a parlare. Non voglio essere irraggiungibile”. Una sorta di ambulatorio del dissenso, un’idea della gestione del confronto politico e della mediazione dei conflitti sicuramente innovativa.

Momenti di tensione sulle presenze in televisione. Conte ha chiesto alla comunicazione di privilegiare le ospitate dei nuovi vicepresidenti. Lo conferma, ma respinge gli attacchi: “Bisogna far conoscere i nuovi, ma non c’è nessun divieto, c’è stato un errore, chiedo scusa”. Ma quando mette i puntini sulle i dicendo che “editto? Diktat? Quando usiamo le parole dobbiamo stare attenti” i senatori Presutto e Di Nicola si sentono chiamati in causa e scattano in piedi. Conte li ferma: “Fatemi finire, ci sarà tempo per intervenire”. E la fila per ritirare il numeretto è lunga.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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