America Latina, le rivolte di piazza che covano sotto la pandemia

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 2 feb. (askanews) - La pandemia ha congelato tutto, o quasi, ma le rivolte esplose nelle piazze di nove su venti paesi dell'America latina dal 2017 al 2019 sono pronte a riaccendersi, e anzi l'impatto del Covid sulla crisi economica, sociale e politica "rischia di ampliare la dimensione del rogo".

A colmare il deficit di informazione che spesso circonda un luogo cruciale per gli equilibri mondiali oltre che per i molti legami con l'Italia nonché, nella figura di Papa Bergoglio, con il Vaticano, è Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire, che ha da poco dato alle stampe un piccolo grande libro intitolato "Un Continente in rivolta" (edizioni Vita e pensiero).

Il volume riesce a tenere insieme sguardo d'insieme e attenzione al dettaglio, storia e geografia, letteratura ed economia. E coglie l'ondata di proteste che ha agitato l'America latina inquadrandola nella più generale ebollizione globale del 2019 ma sapendo coglierne la specificità. Perché "se ciascuna di quelle proteste popolari rispondeva certamente alle vicissitudini particolari del rispettivo paese", scrive nella prefazione l'intellettuale uruguaiano Guzman Carriquiry Lecour, amico di lunga data di Papa Francesco e ora ambasciatore del suo paese presso la Santa Sede, "qualsiasi attento osservatore doveva porsi la domanda delle cause per le quali tali fenomeni succedevano quasi contemporaneamente in nazioni tanto diverse per condizioni economiche e sistema politico, come Haiti, Messico e Nicaragua, Venezuela, Brasile e Perù, Argentina, Bolivia Cile".

Con stile asciutto ma avvincente, Lucia Capuzzi guida il lettore da un paese all'altro, illustrando in modo divulgativo ma mai superficiale l'insieme di problemi che, esauriti i governi di sinistra nel subcontinente e le loro politiche redistributive, hanno esacerbato negli ultimi venti anni la corruzione, la violenza, la dipendenza dall'estrazione delle materie prime, la ferocia delle politiche liberiste. In definitiva, le diseguaglianze.

Il libro ricostruisce con precisione storie ingiustamente dimenticate, ne illumina le radici storiche. Le rivolte partono dalla periferia: il sisma che devasta Haiti "é stata l'epifania del plurisecolare disastro haitiano. Il Paese era in maceria prima del 12 gennaio 2010. E lo è rimasto nonostante i 6,4 miliardi di dollari di aiuti stanziati dalla comunità internazionale Gran parte di questi - come numerosi studi indipendenti hanno dimostrato - sono tornati indietro: oltre il 97% dei milionari contratti d'appalto è stato assegnato ad aziende delle nazioni donatrici". Le grande Storia si intreccia con le storie dei singoli, il quadro complessivo viene raccontato dalla cronista che viaggia e si mimetizza per intervistare fonti preziose: per parlare con un medico del Nicaragua che cura di nascosto i feriti dell'opposizione "si deve fare la fila insieme ai pazienti: niente deve far sospettare che si tratti di un'intervista". La geografia determina le vicende di popoli interi: "Un tratto unisce la lingua di terra che va dal Cile alla Colombia: la lotta perenne per divincolarsi dall'abbraccio in cui la stringono il Pacifico e le Ande". In Ecuador, "una nazione centralizzata, dove la maggoir parte del trasporto avviene su strada, il caro-carburante si sarebbe tradotto in un incremento dei prezzi delle merci, in primis del cibo. Il peso maggiore sarebbe caduto sulle spalle dei settori urbani più fragii, un quarto della popolazione. E delgli abitanti delle già povere zone rurali, tra cui 1,4 milioni di indios, che là si concentrano". E sono loro ad accendere la miccia della rivolta nel paese. A volte per illuminare la storia di un paese basta una attenta contabilità dei numeri: in Messico la guerra del narcotraffico provoca nel 2018 300mila morti, decine di migliaia di desaparecidos e sfollati interni, due terzi del territorio fuori controllo - cifre paragonabili a quelle del conflitto siriano", sottollinea Capuzzi. Altre volte è il racconto documentaristico della cronista che riesce ad introdursi in un campo di coca in Colombia, raccontando la vita di un semplice cocalero che per pochi soldi strappa le foglie a meni nude e poi prepara la pasta in un capannone in mezzo al campo: gli americani pagano 50 euro a grammo, "mi prende in giro: vuole dire al chilo...".

Il racconto restituisce in modo fattuale, non ideologico, il volto multiforme di un mondo complesso. Vengono raccontati in tutte le loro sfaccettature personaggi come il leader indio boliviano Evo Morales, Raul Castro e la difficile transizione cubana, l'estrema destra di Jair Bolsonaro, l'argentino Alberto Fernandez che conosceva Jorge Mario Bergoglio da quando a Buenos Aires andavano dallo stesso dentista. Ci sono le aziende multinazionali che sfruttano senza pietà l'Amazzonia, i guerriglieri, i narcotrafficanti che approfittano della pandemia per distribuire pacchi viveri alle popolazioni povere. C'è, spesso, la Chiesa, capace di supplire i poteri pubblici e offrire la propria saggia mediazione tra attori sociali in conflitto. C'è la violenza, la disperazione, le diseguaglianze che infiammavano il continente già prima della pandemia, e verosimilimente torneranno a infiammarlo rafforzati dalla povertà che si è solo approfondita. C'è la strage di coronavirus a Manaus, in Amazzonia, tornata di attualità negli ultimi giorni.

E ci sono storie di umanità, dignità, lotta come le madri che cercano i figli desaparecidos: "In Messico non c'è un chiaro movente politico né un piano preordinato dal vertice per far scomparire una parte - scomoda - della popolazione. Si svanisce nel nulla per le ragioni più svariate: per essere reclutati come manodopera schiava dei narcos, perché si vuole seminare il panico nel territorio dell'organizzazione rivale, per errore, per creare una tensione permanente all'interno della società". Maria Herrera di figli ne ha perduti quattro. "Volevo solo morire - racconta a Lucia Capuzzi - per tre mesi, dopo la sparizione di Gustavo e Luis Armando, non sono riuscita nemmeno ad alzarmi dal letto. A salvarmi sono state le quattro sedie vuote attorno al tavolo. Le vedevo tutti i giorni. Non potevo rassegnarmi. Se mi fossi lasciata andare, lo sarebbero rimaste per sempre. Dovevo lottare per riempirle, almento con la verità".