Amministrative/D'Orsi: Torino ha bisogno di politica, non solo di 'cura' amministrativa

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di Rossella Guadagnini

"La campagna per le amministrative di Torino è in crescendo. Fino a pochi giorni fa i media locali ci hanno quasi ignorato: sono state le dichiarazioni di alcuni personaggi, cittadini e non, ad aver acceso qualche riflettore. Ora invece gli osservatori danno la coalizione che guido come la sola ad avere la chance di superare lo sbarramento del 3%". A dirlo all'Adnkronos è Angelo d'Orsi, candidato sindaco indipendente per Sinistra in Comune. "Spero, anzi, che si raggiunga un risultato anche più alto, grazie anche al doppio turno che consente all’elettore, almeno al primo voto, una scelta libera da condizionamenti (il famigerato 'voto utile')".

"Rimangono le difficoltà pratiche legate alle nostre possibilità economiche: i competitors hanno budget di diverse centinaia di migliaia di euro. Noi procediamo con l’autofinanziamento: abbiamo speso finora una somma che si aggira sui 10mila euro. Alla fine della campagna forse arriveremo a 15mila, cifra ridicola se paragonata a quella dei due candidati dati come sicuri al ballottaggio".

"Poi ci sono mille altre difficoltà, relative anche alla stessa coalizione che, essendo somma di piccoli partiti e associazioni, si fonda sul volontariato. I partecipanti possono dedicare solo una parte del loro tempo alla campagna elettorale. Le attestazioni di stima e anche l'affetto sincero ricevuti hanno galvanizzato questa coalizione di forze che mi sostiene. Questo implica un’accresciuta responsabilità per me, anche per non deludere i miei inattesi 'sponsor', ben sapendo che il destino della campagna, il suo esito, solo in parte è nelle mie mani. Spero che gli intellettuali ritornino in campo, ridiventando ciò che in tanti momenti del passato furono, ossia dei 'legislatori', per dirla con Bauman". (segue)

La mia ricetta? Preferisco gli incontri ai comizi e la condivisione delle idee

Se lo aspettava di 'piacere a tutti', come ha titolato un grande quotidiano nazionale? "No, francamente no. Ho portato una ventata di novità nella discussione politica, un po’ fuori dagli schemi, che prova a smuovere il mondo della sinistra, nell’idea di invitarla a innovare -pur conservando i 'fondamentali- ossia la fedeltà ai valori e agli ideali storici della sinistra. Ai comizi ho preferito gli incontri culturali, con gruppi di persone delle varie comunità, dando attenzione ai quartieri, che la politica portata avanti in città dalle precedenti amministrazioni (Centrosinistra e poi Cinquestelle) aveva abbandonato".

"Il mio programma elettorale è caratterizzato 'a sinistra', ma potrebbe essere condiviso, almeno nella sua larga parte, da un vastissimo elettorato. Il fatto che sia conosciuto come storico e docente, non come politico di professione, aumenta il consenso, in particolare nella comunità intellettuale".

Ma un intellettuale non è un tecnico e, secondo alcuni, il mestiere di sindaco è molto 'tecnico'. "Non credo. Sempre di più, specialmente nelle grandi città il sindaco ha assunto funzioni e ruolo politici, è diventato protagonista di discussioni e azioni politiche sul piano nazionale. E Torino è una grande città che ha bisogno di politica, non soltanto di 'cura' amministrativa. È una città in crisi, avviata a una decadenza che sembra inarrestabile, di cui i decenni di potere Pd e nell’ultimo quinquennio, Cinquestelle, recano intera responsabilità. Non penso che ci si possa opporre a questo processo con atti amministrativi, ma con un orientamento politico ben netto. Che è ciò che cerco di fare nella mia campagna".

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