Amnesty accusa Turchia: siriani rimpatriati illegalmente -5-

Mgi

Roma, 25 ott. (askanews) - Qasim*, un padre 39enne di Aleppo, ha riferito di essere stato trattenuto per sei giorni in una stazione di polizia di Konya dove gli è stato detto: "Scegli: un mese, due mesi o anche un anno in prigione oppure vai in Siria".

John*, un siriano di religione cristiana bloccato dalla guardia costiera turca mentre cercava di raggiungere la Grecia, ha riferito di essere stato minacciato in questo modo da funzionari dell'immigrazione turca: "Se ti rivolgi a un avvocato, ti terremo qui sei o sette mesi e ti faremo male".

Dopo essere arrivato in Siria è stato trattenuto per una settimana, nella città di Idlib, da Jabhat al Nusra, un gruppo armato islamista legato ad al-Qaeda. Ha dichiarato ad Amnesty International di "esserne uscito vivo per miracolo".

Ogni volta che i rifugiati siriani interagiscono con la polizia o con i funzionari dell'immigrazione della Turchia, rischiano l'arresto e il rimpatrio: può accadere durante un controllo di documenti in strada o nel corso di un'intervista per rinnovare il documento di soggiorno.

La spiegazione più comune fornita per giustificare il rimpatrio è l'assenza di registrazione o la presenza fuori dalla provincia di registrazione. Ma sono stati rimpatriati anche rifugiati che avevano documenti validi per la provincia in cui erano residenti. (Segue)