Amnesty e HRW chedono condivisione responsabilità salvataggi -5-

red/Mgi

Roma, 4 ott. (askanews) - L'impegno a ricollocare i richiedenti asilo entro quattro settimane, assunto dagli stati aderenti alla "dichiarazione congiunta", ha rappresentato un passo avanti verso una più equa condivisione delle responsabilità. Amnesty International e Human Rights Watch sottolineano tuttavia la necessità che non vi siano rischi di detenzione per lungo periodo, non vi sia discriminazione nei confronti di alcuni gruppi a causa dell'origine nazionale, dell'etnia o di altri fattori e non vi siano ulteriori oneri sulle spalle degli stati dove avvengono gli sbarchi.

Suggerendo, infine, che gli stati membri dovrebbero espellere alcune delle persone "immediatamente dopo lo sbarco" senza alcuna procedura oltre a un primo esame medico e delle condizioni di sicurezza, la "dichiarazione congiunta" non rispetta le garanzie nei confronti delle espulsioni arbitrarie. I ministri degli Interni che si riuniranno a Lussemburgo dovranno accettare un piano che assicuri procedure eque ed efficaci d'asilo e la presa in esame di specifiche esigenze di protezione individuale, come previsto dalle norme internazionali e dalla stessa normativa europea.

La "dichiarazione congiunta" pare essere stata fondamentalmente una risposta alla "crisi degli sbarchi" nel Mediterraneo centrale. Ma ora occorre anche un'urgente risposta collettiva alla situazione in Grecia, in Spagna e a Cipro dove gli arrivi sono molti e il sistema d'accoglienza in difficoltà, con le conseguenze derivanti sul piano umanitario e che necessitano di essere affrontate.