Amnesty lancia l'allarme: "Pericolo da retorica intrisa d'odio"

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Il mondo sta raccogliendo i terribili frutti della retorica, intrisa d’odio, che minaccia di normalizzare massicce discriminazioni ai danni dei gruppi marginalizzati. A denunciarlo è Amnesty International, che ha lanciato il suo Rapporto 2017-2018, in cui analizza la situazione dei diritti umani in 159 Paesi del mondo. Il dossier passa dalla persecuzione della minoranza Rohingya in Birmania alle politiche anti-migranti del presidente americano Donald Trump, dal giro di vite sul dissenso e sulla libera espressione in Turchia ai tentativi di minare i diritti delle donne in Polonia, Russia e Usa, dalla guerra in Siria alla repressione dell'opposizione in Russia. "Lo scorso anno il nostro mondo è stato immerso nelle crisi e importanti leader ci hanno proposto una visione da incubo di una società accecata da odio e paura. Ciò ha rafforzato coloro che promuovono l’intolleranza ma ha ispirato ancora più persone a chiedere un futuro di maggiore speranza", con la crescita dei movimenti esistenti e la nascita di nuovi, ha affermato Salil Shetty, segretario generale dell'organizzazione. 

Amnesty guarda con occhio critico all'amministrazione americana: "Il gesto, apertamente mosso dall’odio, dell’amministrazione Usa che nel gennaio 2017 ha impedito l’ingresso nel paese a persone provenienti da alcuni stati a maggioranza musulmana, ha dato il la a un anno in cui i leader hanno portato le politiche dell’odio alle loro più pericolose conclusioni", ha affermato Shetty. E secondo l'ong, l'arretramento di Trump sui diritti umani stabilisce un pericoloso precedente per altri governi del mondo: "I difensori dei diritti umani nel mondo possono trovare alleati nella popolazione degli Usa, non nel loro presidente. Mentre quest’ultimo assume iniziative che violano i diritti umani in casa e all’estero, le attiviste e gli attivisti statunitensi ci ricordano che la lotta per i diritti umani universali è sempre stata promossa e vinta a partire dalle proprie comunità”, ha dichiarato Margaret Huang, direttrice generale di Amnesty International Usa.

I leader mondiali trascurano i diritti umani, secondo Shetty: "Gli spettri dell’odio e della paura oggi aleggiano ampiamente nelle questioni mondiali", "sono ben pochi i governi che stanno dalla parte dei diritti umani. Al contrario, leader come al-Sisi, Duterte, Maduro, Putin, Trump e Xi stanno spietatamente mettendo a rischio i diritti di milioni di persone". E la "debole risposta ai crimini contro l’umanità e ai crimini di guerra commessi in Myanmar, Iraq, Sud Sudan, Siria e Yemen sottolineano la mancanza di leadership", sottolinea Shetty, "fanno vergognosamente arretrare le lancette dell'orologio a discapito di decenni di conquiste". L'ong guarda anche a come queste "politiche retrograde" facciano sì che un maggior numero di persone aderisca a iniziative per tutelare i diritti, tra cui quelle digitali come #MeToo contro le violenze e gli abusi sessuali o 'Ni Una di Menos' contro le violenze sulle donne e bambine. 

Inoltre, Amnesty tiene i riflettori accesi sulla "retorica intrisa d’odio che abbiamo visto negli slogan xenofobi delle marce nazionaliste di Varsavia (Polonia), Charlottesville (Usa) e nelle spietate repressioni delle persone Lgbti in Cecenia e in Egitto", che si somma alla denigrazione di rifugiati e migranti. "Basta guardare in giro, dall’Australia all’Ungheria, per constatare come i leader trattino da lungo tempo rifugiati e migranti come problemi da risolvere e non come esseri umani dotati di diritti e che meritano la nostra compassione", ha commentato Shetty.

L'ong prevede inoltre che "la tendenza di importanti leader a promuovere fake news per manipolare l’opinione pubblica e gli attacchi a organismi di controllo sui poteri" faranno sì che "la libertà di espressione sarà quest'anno terreno di battaglia per i diritti umani", si legge in un comunicato. "Nel 2018, non possiamo dare per scontato che saremo liberi di radunarci per protestare o criticare i nostri governi: prendere la parola sta diventando sempre più pericoloso", ha detto Shetty. E ricorda che il fatto che milioni di persone non abbiano accesso ai beni e servizi fondamentali, dal cibo alle cure mediche, alimenta il malcontento sociale e fa prevedere "il rischio di rivolte". “Se i leader non riconosceranno i motivi che spingono le loro popolazioni a protestare, sarà la loro rovina. Le persone hanno reso abbondantemente chiaro che vogliono i diritti umani: sta ai governi mostrare di saperle ascoltare”, ha concluso Shetty.