Amnistia e indulto: cosa sono e a cosa servono

Quali sono le differenze tra i due provvedimenti di clemenza richiesti dal Capo dallo Stato? E quando sono stati usati in passato?

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio alle camere per chiedere che si vari un provvedimento di amnistia o di indulto. L'obiettivo non è certo quello di salvare Silvio Berlusconi (come qualcuno ha detto), ma di alleggerire la situazione delle carceri italiane, il cui sovraffollamento costringe i detenuti a vivere in condizioni spesso disumane. In Italia un'amnistia non si vede dal 1990, mentre l'ultimo indulto fu varato dal governo Prodi nel 2006 tra mille polemiche.

La differenza tra amnistia e indulto. Mentre l'amnistia, come si legge all'articolo 151 del codice penale, "estingue il reato e, se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della condanna"; l'indulto causa invece solo l'estinzione della pena. La differenza è semplice: da una parte, con l'amnistia, si estingue proprio il reato (e quindi anche le pene accessorie, come per esempio l'interdizione dai pubblici uffici), lo stato rinuncia quindi a perseguire certi reati; dall'altra, con l'indulto, si rinuncia a rendere eseguibile la pena a cui si è stati condannati (ma il reato rimane).

Quali reati vengono perdonati? A decidere quali siano i reati compresi nell'amnistia e nell'indulto e quali siano le pene massime sopra le quali questi provvedimenti di clemenza non sono applicabili è il Parlamento, che però necessita di una maggioranza di due terzi. Da notare come vada presa in considerazione la pena massima prevista per quel tipo di reato, e non la condanna effettiva. Il che significa che se l'amnistia viene, per esempio, decisa per reati non finanziari fino ai quattro anni, una persona non gode dell'amnistia se la condanna massima prevista dal codice per il reato da lui compiuto è invece superiore ai quattro anni, indipendemente dalla condanna ricevuta. Solitamente vengono perdonati i reati meno gravi o delle classi di reati specifici. In questo caso, il desiderio di Napolitano sembra essere soprattutto quello di svuotare le carceri dalle migliaia di persone che hanno commesso reati poco gravi, come può essere per esempio il possesso di piccole quantità di droga. Ma in passato l'amnistia è stata usata anche in modo diverso.

L'amnistia nel passato. L'ultima volta che è stato varato questo provvedimento è stato nel 1990, quando vennero compresi tutti i reati non finanziari per i quali era prevista una pena detentiva "non superiore nel massimo a quattro anni". Presidente della Repubblica era Cossiga e allora non erano necessari i due terzi del Parlamento, perché la Costituzione prevedeva che l'amnistia venisse "concessa dal capo dello Stato su delega del Parlamento" (la norma fu cambiata nel 1992). Oltre che per svuotare le carceri e velocizzare lo smaltimento dei processi, nel passato l'amnistia è spesso stata usata per sanare ferite sociali: nel 1946 chiuse la guerra civile e nel 1978 fu utilizzata per liberare chi era finito in carcere durante le rivolte studentesche.

L'indulto e l'intasamento dei tribunali. Come detto, l'indulto estingue la pena e non il reato. Ragion per cui riesce in uno solo dei due obiettivi che invece può perseguire l'amnistia: ridurre il sovraffollamento carcerario. L'amnistia infatti, dal momento che lo Stato rinuncia a perseguire il reato, ha anche l'effetto di cancellare i processi in corso, liberando così i Tribunali dall'intasamento. Cosa che invece l'indulto non può fare: l'esito di questo provvedimento soft è infatti per certi versi paradossale: i processi vanno portati a compimento, ma la pena comminata non si applica.

Ricerca

Le notizie del giorno