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8 marzo, le donne protestano in tutto il mondo nell'anno di #MeToo

Chiara Battaglia
LaPresse

8 marzo, le donne protestano in tutto il mondo nell'anno di #MeToo

Giornata internazionale della donna

Dalla Spagna al Messico, dalla Corea del Sud al Regno Unito, dalla Turchia al Kenya al Kosovo. Proteste in tutto il mondo in occasione della Giornata internazionale della donna, con manifestazioni per le strade di molte città. Nell'anno della nascita di #MeToo, il movimento di denuncia delle molestie sessuali sorto spontaneamente sull'onda dello scandalo che ha travolto il produttore di Hollywood Harvey Weinstein, è prevista una giornata di azione globale.

In Spagna sciopero femminista senza precedenti, contro diseguaglianze di genere e discriminazione sessuale, appoggiato da 10 sindacati e alcuni partiti politici fra cui Podemos. Oltre 300 treni sono stati annullati e disagi sono annunciati per chi usa le metro di Madrid e Barcellona. La mobilitazione riguarda anche radio e tv: la radio più ascoltata dagli spagnoli, Cadena Ser, in mattinata è rimasta senza le sue voci femminili; le star donne erano assenti anche dalla televisione, e le giornaliste di El Pais hanno disertato la redazione. Fra i volti noti che si sono schierati a favore della mobilitazione l'attrice Penelope Cruz, che ha cancellato gli appuntamenti in programma e ha annunciato la sua adesione allo sciopero "domestico", lasciando la cura dei due figli per intero al partner Javier Bardem.

In Francia la sensibilizzazione sul tema dei diritti delle donne passa anche dalle edicole, concentrandosi sul gender gap:

il quotidiano Libération è uscito in due versioni diverse per uomini e donne

, e ai primi costerà 50 centesimi in più rispetto all'altra versione. "Nonostante la legge, lo scarto salariale fra uomini e donne in Francia è sempre del 25%. Per mettere in evidenza questa ingiustizia, Libération ha deciso di applicare la stessa differenza, per una giornata, al suo prezzo di vendita", cioè 2,50 euro per gli uomini e 2 euro per le donne, chiarisce la redazione, spiegando di essersi ispirata all'iniziativa del mensile canadese Maclean's, che nella sua edizione di marzo per attirare l'attenzione sul gender gap ha previsto di fare pagare agli uomini il 26% in più.

Numerosi i commenti ufficiali per l'occasione. La premier britannica, Theresa May, ha promesso che un nuovo testo sulle violenze domestiche consentirà di mettere fuori legge abusi economici e fisici. Quanto al presidente francese Emmanuel Macron, ha scelto di visitare Gecina, una società modello per partecipazione femminile e parità salariale: "L'uguaglianza uomini-donne rende le imprese più efficienti e più innovative", ha dichiarato.

La Francia sta pensando a una multa per le molestie sessuali o sessiste in strada. In Belgio, invece, è giunta la prima condanna in base alla legge anti-sessismo del 2014: un uomo è stato multato per avere insultato una poliziotta dicendole che il suo non era un mestiere adatto alle donne. Recentemente uno scandalo molestie ha travolto anche Oxfam e, a catena, diverse organizzazioni umanitarie.

Quanto all'Iran, sono oltre 30 le donne arrestate da dicembre per avere manifestato contro l'obbligo di indossare il velo islamico, mostrandosi in pubblico con il capo scoperto; solo ieri una di loro è stata condannata a due anni di carcere. "La donna occidentale si caratterizza per la seduzione degli uomini e la nudità" mentre "la donna musulmana fa prova di fede e castità", "dirige la casa ed è fonte di serenità per l'uomo", ha dichiarato l'ayatollah Ali Khamenei.

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