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##Fronte anti-Renzi alla guerra.Ma lui resiste: dimissioni già date

Red-Pol
Askanews

Roma, 7 mar. (askanews) - Le dimissioni di Matteo Renzi sono già state "formalizzate" e il percorso è indicato dallo statuto: non è la direzione ma l'assemblea a decidere sulla successione. Non ci sono altre strade. Questa la linea del segretario uscente, messa nero su bianco dal presidente del Pd Matteo Orfini, al termine di un'altra giornata di pressing delle minoranze.

Orfini stoppa quindi quanti, anche oggi, hanno chiesto a Renzi (rimasto a Firenze, ancora indeciso se andare o meno in direzione), di dare "dimissioni immediate" e allo stesso tempo hanno proposto di nominare una figura di reggenza, "collegiale" o affidata al vice segretario Maurizio Martina. Secondo il presidente Dem, che ha ricevuto la lettera del segretario, non ci sono "margini interpretativi" o "soluzioni creative" da seguire perchè lo statuto è chiaro: dopo le dimissioni, l'assemblea viene convocata entro 30 giorni. Proprio il tempo è questione non banale: per convocare l'assemblea c'è un mese di tempo che, se sfruttato per intero, porterebbe a superare passaggi fondamentali come la nomina dei capigruppo e anche le consultazioni al Quirinale. Per questo, sicuramente, sarà tema di acceso dibattito in direzione. Anche perchè la carta costitutiva del partito non prevede la figura del "reggente" per la fase di transizione.

A chiedere "dimissioni effettive" e "gestione collegiale", nel primo pomeriggio, era stata ufficialmente la componente che fa riferimento al ministro della Giustizia Andrea Orlando, che si è riunita alla Camera. Per far questo, lo stesso Guardasigilli, che al congresso ottenne il 20%, aveva cercato di spuntare la principale arma usata del segretario per spiegare le sue dimissioni posticipate: evitare "tentazioni" su una eventuale alleanza di governo con il M5s. "Il 90% del gruppo dirigente del Pd - ha assicurato Orlando - è contrario ad un'alleanza con il M5s. In modo chiaro per questa prospettiva si è pronunciato Michele Emiliano che ha ottenuto al congresso il 10%". Dunque basta parlarne. "Bisogna aprire - ha scandito - una fase politica nuova, non servono caminetti ma una discussione seria".

Stessa richiesta di dimissioni con "efficacia immediata" era stata ribadita dalla corrente di Dario Franceschini, che attraverso il capogruppo al Senato Luigi Zanda aveva dato via libera all'ipotesi Martina. "Potrebbe essere - ha detto - la personalità politica che preparerà il congresso che deciderà il nuovo segretario". Una parziale apertura al ministro dell'Agricoltura arriva dall'area di Emiliano, anche se, chiarisce Francesco Boccia, "sarebbe il caso che Martina, che lunedì terrà la relazione in direzione, facesse un esercizio di raccordo e ascolto. Obiettivo di tutti deve essere la massima unità". Anche Matteo Richetti, portavoce della segreteria e vicino a Graziano Delrio, ministro da tempo in rotta con il leader, si è detto sicuro che la direzione "individuerà la reggenza del partito" e se Renzi non parteciperà "sarà la dimostrazione che ha fatto un passo indietro anche fisico".

Passo indietro che oggi Renzi, dal suo punto di vista, ha ribadito, e di certo i renziani non accetteranno un processo con il loro leader come unico imputato. "Scaricare la sconfitta del Pd su Renzi è sbagliato", è la linea tenuta da un fedelissimo come Ettore Rosato. Il segretario "ha fatto un passo indietro" ma "durante le consultazioni e la formazione del nuovo governo ci mancherebbe che ci mettessimo a fare un congresso". Dunque lunedì, conclude, "mi auguro che la Direzione faccia una riflessione non su Renzi ma su cosa deve fare il Pd".

In tutto questo dibattito tace Paolo Gentiloni, il che non vuol dire però che il premier non abbia un ruolo. Anzi. I suoi rapporti con Renzi sono ai minimi storici e a lui molti guardano come uno dei leader del nuovo Pd. Non è un caso se oggi il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, dopo aver preso la tessera del Pd (suscitando qualche disappunto nell'area di sinistra), sia andato a trovarlo a Palazzo Chigi per un colloquio, prima di essere accolto al Nazareno da Martina. "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l'arrocco da un lato e il desiderio di resa dei conti dall'altro", ha poi spiegato Calenda. Al contrario bisogna "ridefinire il nostro messaggio al Paese, riaprire le iscrizioni e tenersi lontano dal M5s". Il ministro assicura anche di non voler fare il segretario, perchè sarebbe "ridicolo" ma anche perchè "il leader c'è e fa il presidente del Consiglio". Che, al momento, però, non scopre le carte.

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