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Maroni a Salvini: vittoria urne non diventi sconfitta politica

Red-Pol
Askanews

Roma, 7 mar. (askanews) - "A Salvini ho fatto i complinenti, è stata una grande vittoria. Ma c'è un però, come dimostra Matteo Renzi: nel 2014 prese il 40% e in due anni ha dilapidato tutto, oggi si fa presto a perdere consenso. La vittoria elettorale è un'altra cosa rispetto alla vittoria politica". In un'intervista a Repubblica il governatore uscente della Lombardia, Roberto Maroni, mette in guardia il segretario leghista Matteo Salvini dai rischi connessi alla fase attuale: "Come Lega siamo felici del risultato ma la partita comincia adesso, ed è davvero difficile". Sapendo che "se la Lega abbandona i propri temi allora dietro l'angolo c'è la sconfitta politica. La cartina dei collegi dice che il nord è blu e il sud è grillino, la questione settentrionale esiste ancora".

E allora qualche consiglio: "Io cercherei di andare al governo, alle mie condizioni, con chi ci sta; proverei a convincere Silvio Berlusconi a fare un accordo con tutti, penso al Pd, senza rompere il centrodestra, ma è quasi una mission impossible". Maroni spiega di non credere alla possibilità che Berlusconi aiuti Salvini a cercare i voti in Parlamento: "Ne occorrono troppi e poi il Cavaliere dovrebbe cercarli per fare Salvini premier? Mi sembra difficile. Può la terza Repubblica appena nata partire con un governo retto da chi si è fatto 'comprare'?".

Maroni svolge così la sua analisi del quadro politico: "Premesso che serve una nuova legge elettorale e che per almeno due anni non ci saranno nuove elezioni, ci sono due possibilità: accordo M5S-Pd o M5S-Lega". E il più probabile è "Cinque Stelle e Pd. Ci può essere un accordo sulle presidenze delle Camere, magari chissà, al Senato va proprio Matteo Renzi. Poi hanno un'idea simile sulla legge elettorale, cioè farla col secondo turno". All'asse M5S più Lega "non sarei contrario, ma Matteo Salvini non può sganciarsi dal centrodestra, altrimenti poi cadrebbero i governi delle Regioni e delle amministrazioni locali". Una certezza Maroni la dà, e cioè l'impossibilità che lui diventi premier: "Noi vecchi della prima e seconda Repubblica facciamo il tifo per i nuovi". Per il suo futuro "farò consulenze, mi hanno cercato gruppi internazionali che vogliono investire qui".

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