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De Masi: Italia a 5 stelle è quella del "proletariato"

Red/Pol
Askanews

Roma, 7 mar. (askanews) - "Le poche analisi disponibili ci dicono che l'elettorato 5 Stelle è composto equamente da giovani e anziani, uomini e donne. Sbilanciata, invece, è la composizione di classe, perché prevalgono disoccupati, precari, pensionati delle fasce basse, operai, artigiani: insomma quelli che un tempo si chiamavano 'proletariato' e di cui ora si è smarrito perfino il nome. Sbilanciata è pure la dislocazione geografica: uno su 5 nel Nord (dove il Pil pro-capite è di 35mila euro e la disoccupazione al 5%) e uno su due nel Sud (Pil pro-capite di 16mila euro e disoccupazione al 20%)". Lo scrive il sociologo Domenico De Masi in un commento pubblicato su 'In più'.

"Ma in Italia il Sud non è solo nel Mezzogiorno: c'è un sud diffuso, fatto di lavoratori insicuri, disoccupati, sottoccupati, insegnanti sballottati da una regione all'altra, studenti ammassati in aule fatiscenti, Neet che hanno terminato gli studi ma non hanno trovato un lavoro, pensionati al limite della fame. Perciò i 5 Stelle, che sfiorano il 50% in quasi tutto il Sud, raggiungono tuttavia il 20% in quasi tutto il Nord - osserva De Masi -. Sul piano strutturale l'elettorato 5 Stelle è compatto, anche se sul piano culturale vi convivono destra, centro e sinistra".

"Nel frattempo, però, è cambiato il Pd: se quello di Bersani dialogava coi sindacati e vinceva nelle periferie, quello di Renzi dialoga coi banchieri e vince ai Parioli. Brodolini dette ai lavoratori lo Statuto; Renzi glielo ha tolto, ha spostato il partito dalla socialdemocrazia al neo-liberismo, espellendo le voci dissonanti. Ora che i 5 Stelle sono pronti al dialogo, il Pd ha avuto da Renzi e dai suoi mandanti il divieto di tornare a sinistra", osserva in conclusione il sociologo.

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