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Maxi appalto Expo, legale Sala: va prosciolto, pg fuori da realtà

Red-mil
Askanews

Milano, 8 mar. (askanews) - Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non ha commesso "nessuna violazione di legge" assegnando l'appalto per il verde di Expo con un affidamento diretto anzichè con il lancio di un bando di gara. Soprattutto perchè l'allora amministratore delegato e commissario straordinario di Expo era stato investito dal governo di "poteri di deroga" rispetto alla normativa sugli appalti. E da parte sua non c'era "la volontà di determinare un ingiusto vantaggio patrimoniale" al gruppo Mantovani, quello che si era già aggiudicato il maxi appalto della Piastra dei servizi di Expo (in pratica, l'ossatura del futuro sito espositivo) e che nel maggio 2013 ottenne l'affidamento diretto per la fornitura di 6 mila alberi. Si potrebbero sintetizzare così le argomentazioni giuridiche scelte dall'avvocato Salvatore Scuto, difensore del primo cittadino milanese, per chiedere il proscioglimento di Sala dall'accusa di abuso d'ufficio.

Il legale ha preso la parola in aula dopo che i procuratori generali di Milano, Vincenzo Calia e Massimo Gaballo, hanno chiesto al gup Giovanna Campanile il rinvio a giudizio per Sala e gli altri 7 imputati (5 persone e 2 società) nel procedimento sulla cosiddetta Piastra Expo. Secondo i rappresentanti della pubblica accusa, l'allora numero uno di Expo aveva a sua disposizione tutto il tempo necessario per lanciare un bando di gara sul capitolo del "verde". Non c'era insomma nessuna urgenza, sempre a giudizio dei pg, per procedere con un affidamento diretto.

L'avvocato Scuto ha invece contestato la ricostruzione della procura generale: "Inforcare gli occhiali nel 2018 e dire che nel maggio 2013 non ci fosse urgenza per completare il lavori di Expo, è un'accusa fuori dalla realtà", si è sfogato il legale parlando ai giornalisti fuori dall'aula.

(segue)

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