Amy Winehouse, io c'ero e ho cantato alla sua veglia

A luglio, la musica ha perso una delle sue icone: Amy Winehouse è morta per un avvelenamento da alcol, a soli 27 anni.

La cantante Naomi Biggin, di 16 anni, di Sheffield, racconta come Amy abbia ispirato la sua carriera nel mondo della musica, e come abbia deciso di esibirsi davanti alla casa della star a Camden, Londra.


Avevo 11 o 12 anni quando per la prima volta ho ascoltato Amy Winehouse. A tutti i miei amici piacevano gruppi come le Girls Aloud, ma Amy era molto diversa. Amy era molto più potente.
Mi innamorai subito della sua voce, del suo modo di essere, e di come affrontava se stessa. C’era sempre un lato oscuro in ogni cosa di cui scrivesse o cantasse. Poi è uscito Back to Black e sono diventata una fan della sua musica, subito.

Ero a un festival di Sheffield quando hanno annunciato che era morta. Una mia amica ha ricevuto un messaggio da suo padre: “Amy è morta”. Pensavo che stesse scherzando, che mi stesse prendendo in giro, perché tutti sanno cosa significa Amy Winehouse per me. Penso che sia sempre così, all’inizio non riesci a credere.

Soltanto il giorno dopo, quando la storia è finita su tutti i giornali, ho capito che era tutto vero. Ero sotto shock. E’ stato devastante. Lo so che le persone dicevano che sarebbe successo, ma non penso che qualcuno ci credesse davvero. Sono tornata a casa e ho ascoltato tutte le canzoni di tutti i suoi album. E’ stato sconvolgente ascoltare la sua voce e pensare che non avrebbe mai più cantato.
Una voce così iconica, non la solita voce pop. Io e mia sorella andavamo spesso a Camden per provare a incontrarla, ma non è mai successo. E non l’ho mai ascoltata cantare dal vivo.

Il sabato che è morta ho prenotato un bus per Londra, la mattina presto, e sono arrivata a casa sua. C’era una piccola folla, e tanti fiori. Era tutto molto triste. Ho pensato che se John Lennon fosse morto di nuovo, o qualcuno come lui, ci sarebbe stata una folla infinita. Ma Amy forse non era abbastanza per tutto questo. Era tutto molto silenzioso.

Quando qualcuno ha scoperto che sono una cantante, mi hanno chiesto di cantare un paio di canzoni di Amy. Ero onorata. Non avevo la chitarra, così mi sono esibita a cappella. Ho cantata 'Tears Dry On Their Own' e 'Valerie'. E’ stato commovente. Non ci sono parole per descriverlo, cercare qualcuno per così tanti anni e poi scoprire che è troppo tardi. Tutto quello che puoi fare è cantare.

Quando ero piccola, mio padre suonava la chitarra e io cantavo i Beatles e i Monkees. Ma Amy mi ha insegnato a provarci davvero. Sono andata anche al teatro della scuola dove andava. Ora ho un diploma in musica: suonare, cantare, esibirmi: è tutta la mia vita.

E’ triste pensare che ci stava provando a smettere di bere e di drogarsi quando è morta. E’ tragico, morire mentre stai cercando di ripulirti. E’ come se non fosse riuscita a uccidere il personaggio che era diventata.
L’immagine pubblica di Amy Winehouse aveva preso il sopravvento. Non c’è nessuno come lei ora, e nessuno sarà mai così iconico.


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