Anaao: carenza medici e dirigenti? Da anni mannaia su personale

Cro-Mpd

Roma, 24 set. (askanews) - "Oltre 1 miliardo di euro. È questa la cifra che solo nel 2017 le Regioni e le Aziende Sanitarie hanno risparmiato tagliando la spesa per il personale sanitario, cui si aggiungono gli straordinari non retribuiti che rappresentano un regalo di 500 milioni di € generosamente elargito ogni anno dai medici e dirigenti sanitari. Un piano di risparmi fatto sulla pelle di chi lavora in sanità e anche dei cittadini. La mannaia dei tagli ha, infatti, comportato una carenza nelle dotazioni organiche di circa 8 mila medici, 2 mila dirigenti sanitari e 36 mila infermieri, un bancomat sfruttato in modo feroce che sta portando la sanità al tracollo. Mediamente dal 2010 al 2017 la spesa globale per il personale medico si è ridotta di circa il 10%, colpendo anche i valori pro capite delle retribuzioni: in Umbria, Marche e Toscana si rileva un valore marcatamente più basso rispetto alla media nazionale. Molise, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia, tutte sottoposte a piani di rientro, si confermano, insieme alla Liguria, le Regioni con il maggior taglio di medici e dirigenti sanitari, un trend che, considerando la possibile perdita di 17.000 specialisti entro il 2025, per gli errori nella programmazione dei fabbisogni, farà precipitare l'Italia tra gli ultimi Stati in Europa per rapporto medici/100.000 abitanti, al di sotto di Ungheria e Repubblica Ceca".

Sono questi in sintesi, i principali risultati dello studio Anaao Assomed, che ha scandagliato i dati del Conto Annuale dello Stato in una lettura incrociata che documenta, numeri alla mano, "il dissesto della sanità italiana e il punto di non ritorno ormai raggiunto".

Lo studio, sottolinea una nota, "dimostra in cifre e numeri il rapido degrado delle condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro, con l'accesso alle cure per i cittadini diventato difficile, a causa del prolungamento delle liste d'attesa misurato in semestri se non in anni. Così, in particolare al Sud, sono progressivamente peggiorati gli indici di morbilità e mortalità della popolazione, costretta all'emigrazione sanitaria per soddisfare i propri bisogni di salute. Negli ospedali i piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità sono oramai coperti con crescenti difficoltà e, una volta occupate le varie caselle, si incrociano le dita sperando che nessuno si ammali buttando all'aria il complicato puzzle che bisogna comporre ogni mese. Per gli operatori questo significa milioni di ore di straordinario non pagate, numero di turni notturni e festivi pro-capite in insopportabile crescita, fine settimana quasi sempre occupati tra guardie e reperibilità, difficoltà a poter godere perfino delle ferie maturate. Oggi la sostenibilità organizzativa ed economica degli ospedali italiani si fonda su condizioni di sfruttamento dei professionisti, inconciliabilità tra lavoro e vita familiare e sociale, burnout e malattie stress correlate". (Segue)