ANALISI / Forconi: crisi difficile, facile protesta, ma senza leader

di Paolo Biondi ROMA (Reuters) - La crisi colpisce vaste fasce sociali. Il discredito della politica è crescente. E' scarsa la qualità della classe dirigente ad ogni livello. Una volta scoccata la scintilla della protesta facile è raccogliere gente a manifestare. Più difficile è guidare i moti di piazza. Le manifestazioni che da quattro giorni si svolgono un po' in tutta Italia sono difficili da spiegare e sintetizzare altrimenti. Li si descrive - con una semplificazione giornalistica - sotto il nome di Forconi, ma poco hanno a che fare con lo sfaccettato movimento siciliano. Autotrasportatori? In parte, ma un accordo è già stato raggiunto con loro al ministero. Agricoltori? Inizialmente in parte, ma ormai è difficile riconoscerli nelle piazze. Intanto ci si è messa di mezzo la politica, ma con scarsissimi risultati, come spesso succede allo squalificato settore in questi tempi grami. I grillini hanno cercato di cavalcare le proteste, senza raccogliere però alcun consenso nel dialogo con chi protestava davanti a Montecitorio. Ci ha provato il neo segretario della Lega Matteo Salvini con toni da Masaniello, ma con il risultato di essere sconfessato in diretta televisiva da uno dei mille leader (?) della protesta e lo smacco di perdere addirittura un senatore nel cruciale passaggio parlamentare di ieri della fiducia al governo. Ci ha provato infine persino Silvio Berlusconi (il leader che "non ha sbagliato mai", copyright dello stesso Cavaliere nella intervista radio di questa mattina a Europe 1), convocando prima una riunione con i leader dei trasportatori per poi fare una rapida marcia indietro, soprattutto a causa delle polemiche interne, oltre che per le critiche piovute dall'esterno. Dall'altra parte del mondo politico ci sono state le critiche alle piazze. Soprattutto nei confronti delle degenerazioni delle manifestazioni in scontri con le forze dell'ordine, critiche avanzate da molte parti, in primis dal presidente del Consiglio Enrico Letta nell'ufficialità del suo intervento di ieri in Parlamento nel dibattito sulla fiducia. Sintomatiche le parole di Letta, non tanto per i loro contenuti, quanto perché salutate positivamente proprio dal leader dei Forconi siciliani Mariano Ferro che ha apprezzato la distinzione fra legittima protesta e ingiustificabili incidenti. Intanto la protesta non accenna a diminuire. Sarà pure eterodiretta, ma l'impressione è che rischi di dilagare. Su quali parole d'ordine? Difficile dire. Sintomatico quanto mostrato ieri dalla trasmissione Gazebo di RaiTre: ha seguito quattro diverse manifestazioni tenute ieri a Roma, solo la minore identificabile con i Forconi o, meglio, con il Comitato 9 dicembre. Le altre 3 erano: una eterodiretta con forti presenze di estrema destra (quella di Montecitorio), un'altra guidata da capi delle tifoserie delle curve romane e movimenti di estrema destra come Casapound, una quarta infine dei lavoratori di un'azienda in crisi di servizi di pulizia. Così come a Piazzale Loreto a Milano ieri dove la manifestazione si è a un certo punto confusa con gli scontri tra tifosi in vista dell'incontro di Champions Milan-Ajax con tanto di feriti e ricoverati in ospedale. Le difficoltà a identificare il movimento sono state descritte oggi anche da un articolo di Francesco Lo Sardo sul sito di Europa (quotidiano del Pd) che prende spunto dall'annullato incontro di Berlusconi. Nel cercare di descrivere solo la componente degli autotrasportatori, Lo Sardo si perde fra le sfaccettature di un movimento "da cui si son subito tirati fuori il mitico Pippo Richichi (Aias) e Lampuri (Forza d'Urto), e che s'è già mezzo spaccato tra colombe - si fa per dire - alla Mariano Ferro, leader e titolare del logo dei Forconi, e i falchi Zaccardelli del Movimento autonomo autotrasportatori, Longo di Trasporto Unito, Bella di Ai.tras, Danilo Calvani dei comitati agricoli riuniti (quello che gira in Jaguar), Chiavegato della Life, Bissoli di Azione rurale, Paoletti dei Cobas del latte, Gobbi di Nvpp ovvero Non vogliamo più pagare". Insomma, difficile se non addirittura inutile il tentativo di seguire le sigle. Se c'è crisi di leadership a livello politico la stessa mancanza di guida e leadership c'è anche nella protesta. Se manca classe dirigente nel Paese manca pure una sorta di "classe dirigente" della protesta. Questa notazione non è però da leggere in senso minimalista. Anzi, forse rende ancora più ingovernabile e imprevedibile la protesta. Legittima quindi la preoccupazione espressa questa mattina in Parlamento dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. Proprio perché difficile da valutare, quanto sta avvenendo non è certo da sottovalutare. Del resto i motivi per cui protestare non mancano, basta guardare gli ultimi dati sulla disoccupazione. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia