ANALISI - Meloni e i tecnocrati: un equilibrio difficile

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di presentazione della legge di bilancio

di Giuseppe Fonte e Gavin Jones

ROMA (Reuters) - Giorgia Meloni ha passato gran parte della sua storia politica a inveire contro burocrati ed élite della finanza, ma da presidente del consiglio dovrà trovare il modo di conviverci e non sarà una impresa facile.

Lo si è visto già all'indomani delle elezioni politiche di fine settembre, quando Meloni cercava un tecnico di peso che, da ministro dell'Economia, facesse da garante del governo verso mercati e interlocutori europei.

In lizza erano Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo della Bce, e Daniele Franco, titolare del dicastero di Via XX Settembre nell'esecutivo guidato da Mario Draghi.

Ma entrambi hanno declinato l'offerta secondo tre fonti politiche e la scelta, come noto, è quindi caduta sul leghista Giancarlo Giorgetti. Panetta e Franco l'anno prossimo correranno per l'ambito ruolo di governatore della Banca d'Italia, una nomina in cui il governo gioca tra l'altro un ruolo chiave.

Panetta non ha voluto commentare, secondo un portavoce della Bce, mentre non è stato possibile raggiungere Franco e l'ufficio stampa di Meloni non ha risposto a diverse richieste di commento.

Chiusa la compagine di governo, ad essere nel mirino della cerchia ristretta di Meloni è ora l'influente direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, ma al momento non sembrano esservi alternative valide, riferiscono diversi esponenti dell'esecutivo.

UN TECNICO DI PESO

La normativa sullo spoil system permette ai nuovi governi di rimpiazzare i titolari di incarichi di alta e media dirigenza. Ma i tecnici più importanti vengono spesso riconfermati. Rivera è direttore generale dall'estate del 2018, ed è rimasto in carica con tre diverse amministrazioni.

Sconosciuto al grande pubblico ma punto di riferimento per la comunità finanziaria e i dirigenti europei, Rivera è considerato troppo indipendente dagli stretti collaboratori della Meloni.

"Rivera ha sostenitori importanti, soprattutto tra i banchieri, ma sembra avere anche nemici potenti dentro Fratelli d'Italia", dice Francesco Galietti, fondatore dell'osservatorio sul rischio politico Policy Sonar.

Un portavoce del Tesoro ha detto che il futuro di Rivera sarà deciso "al momento opportuno". Non è stato possibile avere un commento dal diretto interessato.

A Rivera viene contestata in particolare la gestione di due dossier: la privatizzazione di Ita Airways - la compagnia nata dalle ceneri di Alitalia - e gli sforzi per rilanciare il Monte dei Paschi di Siena (MPS), controllato al 64% dal Tesoro.

Durante la campagna elettorale estiva Meloni ha chiesto invano a Draghi di congelare la vendita di una quota di maggioranza di Ita.

Meno di un mese prima delle elezioni, il Tesoro ha avviato un negoziato in esclusiva con un consorzio guidato dal fondo Usa Certares, ma a distanza di quasi tre mesi nessun accordo è stato raggiunto. La tedesca Lufthansa ha quindi rinnovato il proprio interesse per Ita, ponendo potenzialmente le basi per invertire il percorso tracciato dal dipartimento di Rivera nelle ultime settimane del governo Draghi.

I più stretti collaboratori di Meloni contestano anche l'insistenza con cui il Tesoro ha portato avanti il rischioso aumento di capitale di Mps. L'operazione, del valore di 2,5 miliardi, è comunque andata in porto e le prospettive della banca sembrano meno fosche.

RESISTENZA

Il vice di Giorgetti al ministero dell'Economia è Maurizio Leo, un fedelissimo di Meloni. Proprio Leo aveva proposto di dividere il ministero in due, scorporando il dipartimento delle Finanze.

Il progetto, annunciato in un'intervista a Reuters, è stato accantonato anche per via delle comprensibili resistenze dei tecnici del ministero. Nel frattempo il direttore del Dipartimento Finanze, Fabrizia Lapecorella, è in procinto di spostarsi al ministero di Raffaele Fitto, titolare degli Affari europei e del Pnrr, secondo le fonti.

Lapecorella non ha risposto a una richiesta di commento.

Nel mirino è anche Pasquale Tridico, che dirige l'Inps. Il ministro della Difesa Guido Crosetto lo ha accusato di aver svolto il suo mandato in modo "superficiale ed approssimativo", dopo che Tridico ha criticato la scelta del governo di ridimensionare il reddito di cittadinanza.

Uno dei più stretti consiglieri di Meloni ha detto a Reuters che molti alti funzionari nei ministeri e nelle società a controllo pubblico sono stati nominati dal Pd e la destra vede nel "sistema di potere della sinistra" un ostacolo al suo governo.

Antonino Turicchi, ex dirigente del Tesoro e vicepresidente di Mps oltre che storicamente vicino alla destra, era stato indicato da fonti governative come il principale candidato a sostituire Rivera.

La scorsa settimana tuttavia Giorgetti ha nominato Turicchi presidente di Ita, un incarico che in diversi dicono gli precluda la corsa per il Tesoro, almeno nell'immediato.

Un dirigente con un incarico di peso nel precedente governo Draghi dice che Rivera, forte della sua rete di contatti internazionali, è probabilmente l'unica figura al vertice del Tesoro qualificata ad affiancare il ministro all'estero.

Giorgetti ha tempo fino a fine gennaio per confermare o rimuovere Rivera, che nel mentre continua ad accompagnare il ministro nei summit internazionali e ha contribuito alla stesura della legge di Bilancio per il 2023.

(Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Stefano Bernabei)