ANALISI - Recovery Fund, le difficoltà di spendere i soldi Ue in Italia e non solo

di Gabriela Baczynska e Gavin Jones
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Due bandiere dell'Unione europea a Bruxelles

di Gabriela Baczynska e Gavin Jones

BRUXELLES (Reuters) - Nel 2016 la Corte dei Conti europea ha lamentato un "pesante sottoutilizzo" per il porto di Taranto nonostante diversi milioni di euro di finanziamenti siano stati destinati alla struttura.

Cinque anni dopo, i Paesi della Ue sono pronti a ricevere i finanziamenti di un ingente recovery fund per risollevare l'economia continentale dallo shock coronavirus e il porto di Taranto -- ancora privo di un adeguato collegamento ferroviario -- è un esempio delle difficoltà che si potrebbero incontrare nello spendere le risorse in maniera efficace.

"I problemi di Taranto sono quelli tipici di molti progetti infrastrutturali italiani: una lunga serie di complesse autorizzazioni e permessi richiesti da diversi ministeri del governo e dalle agenzie", ha detto a Reuters Sergio Prete, commissario straordinario del progetto.

Prete ha aggiunto che Taranto dovrebbe ottenere un collegamento ferroviario operativo entro la fine dell'anno, circa dieci anni dopo la sua nomina a capo del progetto.

Spendere i soldi della Ue significa da sempre per i governi cercare di districarsi tra la complessa burocrazia e le leggi sugli appalti del proprio Paese e di Bruxelles. Le controversie politiche interne rappresentano un rischio costante.

Per Taranto, nel 2016, la Corte dei conti europea aveva lamentato che l'iniezione di liquidità da parte della Ue di 38 milioni di euro fosse esigua. Ma la posta in gioco è molto più alta, in un momento in cui Bruxelles tenta di dare una scossa a un'economia devastata dai lockdown.

Preoccupati che il crescente divario di ricchezza tra i Paesi più ricchi e quelli meno abbienti possa minare la coesione dell'Ue, i leader hanno concordato lo scorso anno un pacchetto di stimolo senza precedenti, con 750 miliardi di euro di debito comune in aggiunta ai 1.100 miliardi inseriti nel regolare budget 2021-27.

La Commissione europea ha detto che il Recovery Fund e il budget settennale potrebbero valere 2 punti di Pil per l'eurozona e creare 2 milioni di posti di lavoro.

Il finanziamento è pensato soprattutto per i Paesi del sud e dell'est, a cui mancano le risorse per finanziare i programmi di disoccupazione, e si pone l'obiettivo di favorire i progetti di digitalizzazione e le iniziative green.

Esperienze passate, tuttavia, suggeriscono che non sarà semplice.

"Fondi strutturali e agricoli godono già di una pessima reputazione per essere stati spesi in maniera inadeguata. Ora il problema è diventato più grande", ha detto Guntram Wolff del think-tank Breugel EU.

"Se il denaro viene speso in maniera inadeguata non minerà solamente la fiducia nel processo, ma ci saranno delle ripercussioni anche per i contribuenti".

CATTIVI PRECEDENTI

Sottolineando la necessità di stimoli all'economia, il Fondo monetario internazionale ha previsto questa settimana che, se gli Stati Uniti e il Giappone torneranno ai livelli di attività pre-pandemia entro il secondo semestre di quest'anno, la zona euro dovrà attendere fino al 2022.

Ma i diversi Paesi hanno spesso fatto fatica a superare gli ostacoli legati all'accesso ai fondi Ue e a spenderli successivamente in maniera adeguata.

Nel bilancio congiunto per il periodo 2007-13 i Paesi della Ue non sono stati in grado di spendere circa 1,6 miliardi di euro destinati a colmare il divario relativo di sviluppo nelle diverse zone del continente, secondo i dati della Commissione.

Sebbene si tratti di appena lo 0,5% del totale, solo 14 Paesi -- la metà -- hanno speso tutte le risorse a loro disposizione, con Italia, Romania, Croazia, Austria, Slovacchia, Germania, Repubblica Ceca e Gran Bretagna, ora ex Stato membro, tra i peggiori.

L'Italia ha il più basso tasso di assorbimento, con circa il 5% del denaro che rimane a disposizione senza venire speso.

Un altro esempio può essere quello del progetto dell'Irlanda per fornire internet a banda larga nelle zone rurali.

Il progetto è stato ostacolato da costi sempre più alti, da modifiche al processo di appalto e dalle dimissioni di un ministro. Di conseguenza il paese non è riuscito a utilizzare neanche un euro dei 75 milioni stanziati per il periodo 2014-20.

Gli sprechi rappresentano un altro problema. L'Eca ha ripreso Madrid e Lisbona nel 2018 per un collegamento ferroviario rapido tra le due città mai completato nonostante i finanziamenti della Ue. I due paesi sperano ora di terminare il progetto entro la fine del 2023 -- con l'aiuto dei finanziamenti del recovery fund.

In Polonia sono stati ottenuti 17 milioni di euro di fondi Ue nel periodo 2008-15 per foUErmare piccole imprese nel campo delle soluzioni ambientali. Ma i quattro coach assunti per il ruolo non avevano nessuna formazione o esperienza in merito, secondo uno studio Eca del 2014.

La corruzione resta un rischio.

Secondo un report dello scorso anno di Olaf, l'ente antifrode del blocco, irregolarità sono emerse in circa il 4% di tutti i finanziamenti Ue spesi dall'Ungheria nel 2015-2019, ben oltre la media Ue dello 0,36%.

SPENDERE CON CRITERIO

I Paesi del blocco hanno già incontrato numerose difficoltà nella corsa a rispettare il termine ultimo per presentare i programmi di spesa nazionali, fissato per aprile. La Commissione ha detto che le proposte iniziali mancavano di ambizioni riformiste, obiettivi quantificabili o calendari realistici.

A Roma, una disputa tra partiti su come spendere il denaro del recovery fund ha contribuito a far cadere il governo.

La Spagna, la cui economia ha subito le ricadute peggiori della pandemia in Europa, ha riformato le norme relative agli appalti pubblici per accelerare l'immissione dei fondi Ue.

La Francia è tra i paesi frustrati dalla lentezza delle procedure e ha chiesto che la distribuzione dei finanziamenti venga accelerata.

Gruppi di studiosi hanno messo in guardia da un possibile aumento del rischio di frode come conseguenza dell'allentamento delle misure di vigilanza, con una forte preoccupazione per Romania e Bulgaria, dove la corruzione è una costante, così come per Polonia e Ungheria, in conflitto con la Ue per le norme sullo stato di diritto.

"Ordini e appalti più rapidi non devono portare a un uso improprio del denaro", ha detto Nicholas Aiossa di Transparency International a Reuters.

La sfida di spendere molto denaro per tempo sarà particolarmente ardua tra il 2021 e il 2023, quando alle prime tranche del Recovery Fund si sommeranno gli ultimi fondi in uscita dal bilancio europeo degli scorsi sette anni.

Declan Costello, alto funzionario della Commissione, ha detto che l'obiettivo è portare il Recovery Fund nell'economia reale nella seconda metà dell'anno, ma ha riconosciuto il trade-off tra tempistiche e qualità.

"Non ha senso fornire semplicemente denaro", ha detto nel corso di un seminario questo mese. "Se vogliamo ricostruire meglio... c'è bisogno di un po' più di tempo per un buon progetto".

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)