Anatomo-patologi: 'Diagnosi più precise e veloci con vetrino 4.0'

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L'anatomia patologica diventa 4.0. Il vetrino, cioè il tessuto tradizionalmente analizzato al microscopio, diventa un file virtuale e può essere analizzato in tempo reale attraverso una piattaforma che colleghi in Rete tutti i laboratori del nostro Paese. Molto importante l'impatto per i pazienti, soprattutto per quelli colpiti da tumori, che non devono più percorrere centinaia di chilometri per portare il vetrino nei diversi centri per ulteriori pareri. Inoltre la digital pathology può garantire, se necessario, che il vetrino sia analizzato da esperti in ogni parte del mondo. Lo sottolineano gli esperti della Società italiana di anatomia patologica e citopatologia diagnostica (Siapec-Iap), che ha stilato un documento con l'Istituto superiore di sanità (Iss) per stabilire i requisiti minimi di un laboratorio digitale di anatomia patologica. Il testo sarà presentato da Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la Telemedicina e le Nuove tecnologie assistenziali dell'Iss, al Congresso Siapec-Iap, al via domani al 27 novembre.

"L'anatomo-patologo - spiega Anna Sapino, presidente Siapec-Iap - esamina al microscopio qualsiasi tessuto 'malato', sia esso ottenuto da un intervento chirurgico, da una biopsia o da un ago aspirato. Ci viene chiesto di definire la natura delle lesioni, esprimendo una diagnosi importante per il percorso del paziente. E' quindi un lavoro che richiede alta professionalità, la possibilità di confronto e l'utilizzo di nuove tecnologie, perché - sottolinea la specialista - non sempre è tutto 'bianco' o 'nero', e in questi casi dobbiamo avere un supporto per limitare al massimo il dubbio diagnostico. La nostra società scientifica vuole governare la terza rivoluzione che sta interessando la nostra professione e che può garantire diagnosi più precise e veloci. Il primo grande cambiamento è stato negli anni '80 con l'immunoistochimica, cioè con i marcatori che venivano visualizzati al microscopio. Il secondo ha avuto luogo negli anni '90 con l'introduzione della biologia molecolare, l'analisi e sequenziamento del Dna. Oggidobbiamo essere preparati alle innovazioni digitali".

"Le immagini digitali - evidenzia Sapino - rappresentano vere e proprie copie fedeli del preparato cito-istologico, visibile su uno schermo anziché al microscopio convenzionale. Questa innovazione ha dato vita alla digital pathology, che spazia dalla telepatologia (trasmissione delle immagini a distanza), al miglioramento dei sistemi di gestione e archiviazione del materiale diagnostico nei laboratori (work-flow), per arrivare alla 'patomica', ossia all'analisi informatica dei preparati per utilizzare il maggior numero di dati, anche non visibili all'occhio umano, con i sistemi di intelligenza artificiale".

Risalgono al 2015 le prime linee guida sulla tracciabilità dell'anatomia patologica, stilate dal Consiglio superiore di sanità con la Siapec-Iap, ricordano gli esperti. "Quei principi purtroppo sono rimasti sulla carta, perché - afferma Filippo Fraggetta, presidente eletto Siapec-Iap - l'acquisizione e conversione dei sistemi di tracciabilità, pre-requisito di un percorso digitale, non sono state accolte da tutte le anatomie patologiche del nostro Paese. Ora i tempi sono maturi, infatti la pandemia da Covid-19 sta favorendo l'implementazione della patologia digitale e le condivisioni virtuali. L'introduzione di scanner capaci di trasformare il vetrino 'fisico' in file consultabili da computer ha posto le basi per la diffusione della telepatologia".

"Il tema 'digitalizzazione e innovazione' rappresenta uno degli assi strategici attorno ai quali si sviluppa il Piano nazionale di ripresa e resilienza conseguente alla pandemia - rimarca Sapino - E' l'occasione per realizzare gli adeguamenti infrastrutturali necessari a compiere un salto qualitativo anche nelle anatomie patologiche del nostro Paese, che vanno digitalizzate e collegate in Rete su una piattaforma validata".

E secondo Fraggetta, "l'investimento iniziale può determinare risparmi di milioni di euro in pochi anni". Non solo. "La possibilità di condividere i vetrini digitali con esperti in tempo reale, con la massima sicurezza e affidabilità, anche a distanza, rappresenta un'arma aggiuntiva per garantire il miglior standard di diagnosi e cura. Le anatomie patologiche che passano al digitale potranno lavorare in modo più lineare e semplificato, eliminando azioni di controllo manuale ripetitive. La versatilità della digital pathology va dall'interpretazione a distanza per la diagnosi primaria, alla richiesta di seconde opinioni, all'uso accademico per la formazione, fino alla valutazione dei preparati virtuali da parte dei gruppi multidisciplinari".

Siapec-Iap partecipa alla stesura di linee guida e raccomandazioni per la standardizzazione dei referti a livello nazionale e internazionale essendo nel board dell'International Collaboration on Cancer Reporting, organizzazione che stila le linee guida comuni nel mondo per il referto anatomo-patologico sul cancro.

"La società scientifica - dichiara Emanuela Bonoldi, segretario nazionale Siapec-Iap - sviluppa e aderisce a reti di patologia per assicurare l'appropriatezza diagnostica in tempi utili e qualità standardizzata per quei casi per i quali sono necessarie competenze ultraspecialistiche non assicurabili in tutte le strutture. Stiamo inoltre perseguendo una forte integrazione con le associazioni dei pazienti per poter cogliere meglio i loro bisogni. Vogliamo far capire loro il nostro ruolo nei processi di diagnosi e cura. L'obiettivo finale è che, indipendentemente dal domicilio, il paziente abbia sempre accesso al miglior percorso di assistenza. In questo senso diventa decisivo l'utilizzo di sistemi di condivisione di immagini virtuali per seconde opinioni, che evitano al paziente di farsi carico della movimentazione dei vetrini".

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