Ancora tre giorni per aderire alla campagna anti-randagismo -3-

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Roma, 22 nov. (askanews) - Tra gli obiettivi della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente c'è anche la promozione, ad ogni livello, di un cambiamento culturale che consenta di superare definitivamente l'emergenza randagismo. Perché anche agli ultimi tra gli ultimi, ai senza voce, sia finalmente risparmiata una vita sulla strada. "Ringraziamo fin d'ora, dal profondo del cuore - conclude l'on. Brambilla - tutti coloro che, con un gesto di attenzione e solidarietà, un sms o una chiamata telefonica, ci aiuteranno a intervenire per superare situazioni indegne di un Paese che si proclama civile".

Dossier della lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente

Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, anche se non ne sono note le dimensioni esatte per la mancanza di dati completi e di numeri aggiornati. Neanche l'anagrafe degli animali d'affezione, prevista già dalla legge del 1991 e tenuta dalle Regioni, funziona correttamente, visto che molti cani non vi sono iscritti o molti non sono cancellati al momento del decesso. Non solo: i sistemi informativi regionali non dialogano efficacemente tra loro e con la banca dati nazionale. Quindi è difficile, o impossibile, l'interscambio in tempo reale delle informazioni relative agli animali iscritti, per rintracciarli tempestivamente in caso di smarrimento e abbandono, per agevolare la circolazione di informazioni anagrafiche e sanitarie sugli animali e per programmare interventi di contrasto.

La carenza di elementi oggettivi di conoscenza non è casuale. Nonostante sia in vigore da decenni una buona legge, la 281/1991, che specifica bene che cosa devono fare le Regioni, che cosa i Comuni, che cosa le Asl (per esempio le sterilizzazioni), è frequente, da parte delle amministrazioni locali, il mancato adempimento di questi obblighi, che nei casi estremi, soprattutto al Sud, assomiglia molto ad un vero e proprio sabotaggio. Più in generale, c'è una responsabilità di governo, non solo nell'insufficiente (o meglio inesistente) raccolta di dati, ma nella mancanza di finanziamenti adeguati (solo nella legge di stabilità per il 2019 l'intergruppo parlamentare per i diritti degli animali ha ottenuto l'incremento ad un milione di euro del fondo nazionale per la lotta all'abbandono) e di seri controlli, assistiti da proporzionate sanzioni, sull'implementazione della 281 da parte degli enti locali. Tutto ciò impedisce di elaborare politiche efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravi sofferenze agli animali e costa moltissimo alla collettività. Difficile affrontare un problema senza sapere in dettaglio quali proporzioni ha, quale distribuzione sul territorio nazionale, dove sono le vere criticità e senza essere certi che, in media, ciascuno faccia il suo dovere. (Segue)