Ancora tre giorni per aderire alla campagna anti-randagismo -4-

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Roma, 22 nov. (askanews) - La sensazione è quella di un Paese spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d'Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. In Sicilia, secondo il presidente della commissione sul randagismo dell'Ars, "nel 2016 sono stati censiti 75 mila cani randagi e 90 mila nel 2018". Laddove la tensione è più alta si verificano, con preoccupante cadenza, anche i più clamorosi atti di crudeltà e intolleranza nei confronti degli animali. Basti ricordare un clamoroso episodio per tutti: l'avvelenamento di decine di cani a Sciacca (Agrigento). Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte tollerate, a volte ignorate. A fronte di 94 gattili al Nord, ne sono segnalati appena 7 al Sud.

Altrettanto difficile è quantificare il costo sociale del randagismo, perché le ricadute negative sono molte: salute, sicurezza, gestione del territorio, immagine turistica. Per avere un'idea si può partire da una cifra base, relativa all'anno 2017: circa 146 milioni di euro all'anno. Ci si arriva moltiplicando l'importo minimo che una circolare del Ministero della Salute indica come congruo ad assicurare un adeguato mantenimento degli animali, 3,50 euro al giorno, per il numero dei cani registrati nei rifugi (oltre 114mila) x 365 giorni. E' l'altissimo prezzo-base - senza contare gli effetti collaterali (igiene pubblica, sicurezza, immagine turistica) - che paghiamo per gli abbandoni, la mancata applicazione delle leggi vigenti (sterilizzazione) e l'inesistenza di una vera politica per incentivare le adozioni. (Segue)