Andrea Camilleri, l’addio di un fan di Montalbano

Andrea Camilleri

Come ogni mattina, leggo un quotidiano online mentre bevo il caffè e apprendo con immane tristezza che, dopo un mese di testarda e caparbia resistenza, Andrea Camilleri non ce l’ha fatta. È una notizia terribile per me, che ormai da vent’anni sono un suo affezionatissimo lettore ed estimatore, come credo per chiunque abbia potuto apprezzare il multiforme talento di una delle menti più brillanti a cui il Sud e l’Italia abbiano mai dato i natali. Oddio, in tutta onestà credo che la scomparsa del Maestro, portatore sano e lucidissimo di memoria storica, sia un danno incalcolabile per tutto il Paese, che ogni giorno e in ogni ambito palesa grossolane quanto spaventose lacune da questo punto di vista.

Addio ad Andrea Camilleri

Camilleri è noto ai più per aver dato alla luce l’iconico Salvo Montalbano, nel quale ha proiettato le proprie peculiarità tra le quali la brillante ironia, lo sferzante sarcasmo, un’incrollabile coscienza civica, la ferma opposizione verso qualunque tipo di iniquità, un’incessante ma sempre composta critica ai malcostumi tipicamente italiani, l’amore viscerale per la Sicilia. Ultimo ma non ultimo, il vizio del fumo.

Attraverso i romanzi dell’ormai celeberrimo Commissario, il Maestro ci ha regalato non solo trame sempre appassionanti e mai banali, ma spaccati a 360° della Sicilia e dell’Italia, con relativi vizi e virtù. Le vicende di Montalbano non sono solo un esercizio di fantasia, ma una riproduzione di quello che sono stati l’isola e il Paese negli ultimi decenni. Basti pensare a La forma dell’acqua, ambientato nell’’immediato post-Tangentopoli, o al capolavoro Il Giro di Boa, nel quale ci sono chiarissimi riferimenti ai fattacci del G8 di Genova e all’ormai atavico fenomeno dei flussi migratori dall’Africa verso l’Europa. O, ancora, al recente Una lama di luce, caso che poi sfocia nella scoperta di un traffico internazionale di armi, altro argomento estremamente attuale.

Non solo Montalbano

Teatro delle indagini della creatura più celebre dello scrittore agrigentino è Vigata, da lui stesso definita “paese immaginario della Sicilia più tipica”, che funge da sfondo anche per gli innumerevoli e purtroppo meno noti romanzi storici. La produzione di Camilleri, infatti, non si limita alla pur vasta collana di polizieschi, ma spesso e volentieri ci riporta indietro nel tempo. Su tutti, a mio avviso, vale la pena di citare Il Re di Girgenti, ambientato agli inizi del 1700; Maruzza Musumeci, La scomparsa di Patò, La concessione del telefono, Il birraio di Preston, Un filo di fumo e La setta degli angeli, da collocare invece tra fine ‘800 e inizio ‘900; La presa di Macallè, Privo di Titolo, Il nipote del Negus e La banda Sacco, finestre sul ventennio fascista, ed il contemporaneo La rizzagliata.

Anche in queste splendide – e forse sottovalutate – opere, il Maestro è riuscito a trovare uno straordinario punto d’incontro tra fatti storici, leggende popolari e una costante denuncia delle ingiustizie sociali di ciascuna di queste epoche.

L’eredità di Andrea Camilleri

Personalmente, al netto della sua impagabile ed impareggiabile vena artistica, è proprio quest’ultimo l’aspetto di Camilleri che mi mancherà maggiormente. Fino al suo ultimo giorno di lucidità, ormai cieco ed estremamente provato a livello fisico, non ha mai perso occasione per ricordarci quanto sia importante non rassegnarsi davanti alle disparità, quanto sia importante pensare da cittadini del mondo e non chiudersi nel proprio orticello, quanto sia importante non dimenticare gli orrori del passato in modo da poter costruire un futuro più roseo. Credo e spero che il modo migliore per omaggiare questo straordinario uomo libero ed artista dalle mille sfaccettature, ancor prima di leggere i suoi libri, sia proprio far tesoro dei suoi moniti.

Buon viaggio, Maestro.