Andrea Crisanti: "Il 95% degli infetti circola per il Paese. È il fallimento del contact tracing"

Ilaria Betti
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(Photo: ANSA)
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Per Andrea Crisanti, se c’è qualcosa che non ha funzionato a dovere è il sistema del contact tracing. A La Stampa il microbiologo dell’Imperial College di Londra ha affermato: “Con oltre settemila nuovi casi di positività dovremmo rintracciare e mettere in isolamento domiciliare 140 mila persone. Invece leggo che nelle ultime 24 ore ne sono finite in quarantena appena 1.300. Vuol dire che il 95% di quelle persone potenzialmente infette circola liberamente per il Paese. È la Caporetto della prima linea difensiva”.

“Ormai l’aumento dei casi non lo fermiamo più né con il contact tracing e nemmeno con quello che chiamiamo ‘network testing’. Tanto per capire, il metodo che abbiamo utilizzato a Vo’ Euganeo o al Senato, testando un’intera comunità a rischio di contagio”.

Le uniche misure da spendere, secondo Crisanti, sono le misure di contenimento dei contatti sociali.

“Diminuire i contatti interpersonali come già si cerca di fare, per poi passare via via alla chiusura delle attività meno essenziali e, se si rendesse necessario, alle altre. Altrimenti bisognerà girare quello che gli inglesi chiamano l’interruttore di trasmissione: ci fermiamo tutti per due tre settimane”.

Per il microbiologo, ci siamo illusi: credevamo di aver arginato il virus, ma con la ripresa delle scuole abbiamo scoperto che il nostro potenziale di test era insufficiente a intercettare il virus. Il piano che aveva proposto, quello da 300mila tamponi (non rapidi) al giorno, non è andato in porto.

“Con 40 milioni di investimento potremmo acquistare i macchinari capaci di processare più tamponi in meno tempo e con minor uso di reagenti, come abbiamo fatto a Padova. Il costo a regime sarebbe di due milioni al giorno. Con il modo che abbiamo oggi di eseguire i test stiamo spendendo di più”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.