Andrea Crisanti rinuncia allo stipendio da senatore per mantenere quello dell'Università di Padova

Crisanti rinuncia stipendio
Crisanti rinuncia stipendio

Il professor Andrea Crisanti, eletto nelle file del Pd, ha rinunciato allo stipendio di senatore: “Dovendo scegliere, ho deciso di mantenere la retribuzione che percepisco dall’Università di Padova, in qualità di direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia” ha detto il medico.

Ha poi continuato: “Dopo l’elezione mi sono messo in aspettativa, ma con stipendio, e allora non potendo ovviamente cumulare due buste paga sono stato chiamato a scegliere tra quella da senatore e quella da specialista. Ho optato per quest’ultima, per motivi contributivi. Mi conviene, è un compenso più alto e poi è una questione di contributi previdenziali, di continuità nel versamento. Me l’hanno consigliato in Senato. Lo fanno già molti magistrati, non c’è nulla di nuovo”.

Crisanti rinuncia allo stipendio: “Continuerò a fare ricerca e a insegnare”

Alla base della scelta c’è una questione di opportunità: “Non abbandono del tutto la mia vocazione – ha detto Crisanti – accanto all’attività politica posso continuare a fare ricerca e a insegnare. Sicuramente ora privilegerò il lavoro in Parlamento, perché ho preso un impegno con gli elettori che intendo mantenere. Ho tantissime idee, ne parlerò nel dettaglio più avanti, intanto però ho promesso agli italiani all’estero di cercare di risolvere una serie di problemi. E su questo versante voglio lavorare intensamente”.

Andrea Crisanti è stato in prima linea contro la pandemia da Covid-19 per tre anni ed è stato eletto nella circoscrizione Estero. Al suo ingresso in Senato, il direttore della Microbiologia di Padova ha promesso di “spendersi per gli ultimi e diffondere la conoscenza, affinché possa impregnare la politica e concorrere al bene comune”.

Secondo la tradizione dei parlamentari del Pd una parte dello stipendio sarà devoluta al partito: “Si si, è così e lo facciamo ancora – ha spiegato il ricercatore – ma i versamenti ai fini pensionistici sono tutt’altra cosa”.

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