Andrea Tarabbia: "Il Campiello? Per uno scrittore è come la patente: io ora ho imparato a guidare"

Adalgisa Marrocco
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Il telefono squilla. Due, tre, quattro volte. “Pronto”. E prontissimo, dall’altro capo del filo, c’è Andrea Tarabbia, fresco vincitore della cinquantasettesima edizione del Premio Campiello. Gli chiedo come stia. “Nelle ultime ore mi sono sentito in una bolla: non ho visto servizi alla tv, non ho letto giornali. Mi arrivano cose, so che si parla della vittoria ma non mi rendo ancora conto di nulla”. La voce è calma, le parole tradiscono emozione, sento che sorride.

Col suo Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri), storia di musica e morte ambientata tra Cinquecento e Seicento, Tarabbia ha incassato 73 voti della giuria popolare di trecento lettori che ha selezionato il vincitore della cinquina presentata nel maggio scorso dalla giuria dei letterati. La vicenda narrata è quella del madrigalista e uxoricida Carlo Gesualdo da Venosa, ricostruita attraverso l’occhio di uno dei più grandi compositori novecenteschi, Igor Stravinskij.

Cosa cambia dopo il Campiello per uno scrittore?
Per ora l’unica cosa che vedo cambiata è il fatto che sono a telefono da sabato sera (ride, ndr). A parte gli scherzi, credo che vincere un premio come il Campiello sancisca l’esistenza di una voce. Magari non entrerai nelle antologie di letteratura, ma tutti sapranno che in quel determinato anno sei stato tu a vincere il premio, che sei esistito. È come prendere la patente: io forse da sabato sera ho imparato a guidare.

Qual è l’attualità di una storia ambientata in un tempo così remoto come quella che narri in Madrigale senza suono?
A me non interessava tanto la ricostruzione del mondo del Cinquecento e del Seicento, quanto il rapporto che si instaura tra il tempo in cui Gesualdo vive e il Novecento. Quando dicono che Madrigale è un romanzo storico, la definizione può essere valida fino a un certo punto perché il libro parla di altro, si concentra sul rapporto tra Stravinskij e Gesualdo. Il primo si sente figlio dell’altro, condivide con lui il modo di...

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