Andrea Tombolini, responsabile dell'accoltellamento di Assago

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Andrea Tombolini, hikikomori di 46 anni, è il responsabile dell’accoltellamento al Centro Commerciale Milanofiori di Assago. Ha dichiarato di aver provato invidia per le persone felici presenti sul posto.

Andrea Tombolini, responsabile dell’accoltellamento di Assago

Andrea Tombolini è il responsabile dell’accoltellamento al Centro Commerciale Milanofiori di Assago. Una specie di hikikomori di 46 anni, cresciuto con i genitori, molto solitario, quasi impaurito dal mondo esterno. I conoscenti hanno definito i suoi genitori delle persone per bene, che hanno sempre cercato di stare vicino al figlio, che era molto “ansioso“. Fin da ragazzo era rimasto isolato. “Non era mai stato aggressivo né violento” ha continuato a ripetere il padre, sconvolto, ai carabinieri. L’unico episodio violento che lo riguardava era legato ad un ricovero in pronto soccorso, il 18 ottobre, per un gesto autolesivo. I suoi familiari avevano chiamato i soccorsi perché lui si era preso a pugni in testa e in faccia. Era uscito dall’ospedale con una segnalazione ai servizi psichiatrici. Si parla di “un disagio non attenzionato ma perché non aveva mai dato segnali di aggressività“.

L’uomo era tornato a casa con i genitori, tornando anche alla sua vita solitaria. Nel suo fascicolo sanitario risulta un’altra crisi, non violenta, dopo un intervento alla schiena. Si trattava di un intervento di routine, senza nessuna conseguenza, ma lui diceva ai genitori di aver subito “una delicata operazione alla colonna vertebrale“. Per lui era diventata un’ossessione, come se “fosse un malato grave, in procinto di morire“, come hanno spiegato i genitori agli agenti. In realtà non era così, era solo un’idea che aveva nella sua testa.

Accoltellamento di Assago, Andrea Tombolini: “Ho visto quelle persone felici e ho provato invidia”

Andrea Tombolini è ricoverato piantonato in una stanza del reparto di psichiatria del San Paolo. “Pensavo di star male, di essere ammalato. Ho visto tutte quelle persone felici, che stavano bene, e ho provato invidia” ha dichiarato ai carabinieri. Le sue condizioni sono incompatibili con il carcere, peer il momento, ma è in arresto per omicidio e tentato omicidio. Interrogato dal pm Paolo Storari, ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere e ha raccontato quello che è successo. I medici stanno cercando di fargli ritrovare la lucidità necessaria per ottenere tutti i dettagli e fargli spiegare il motivo del suo raid con il coltello. Quando i carabinieri lo hanno bloccato a terra vicino alle casse urlava “ammazzatemi“. Con gli investigatori non è mai stato aggressivo. Era arrivato al Carrefour sette minuti prima dell’attacco, come confermato dalle telecamere. Ha parcheggiato la bici, è entrato ed è andato verso la corsia dei casalinghi. Ha preso un coltello dall’espositore e ha atteso qualche secondo per poi iniziare a correre tra i reparti. “Urlava parole senza senso” hanno dichiarato i testimoni.