Anicav: pomodoro da industria, campagna +10% a 5,6 mln tonnellate

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Image from askanews web site
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Roma, 2 set. (askanews) - Una campagna "regolare", con la raccolta del pomodoro da industria che dovrebbe attestarsi, secondo le prime stime, oltre i 5 milioni e 600mila tonnellate. Mettendo a segno un aumento di circa il 10% rispetto allo scorso anno, quando furono poco più di 5 milioni. L'andamento climatico non ha inciso in modo grave sulla stagione, ma per la prima volta si è riscontrata una "anomalia nel reperimento della manodopera" che potrebbe essere anche in questo caso legata al reddito di cittadinanza e a "quota cento". Ora si punta ad ottenere l'Igp per il pomodoro pelato di Napoli in tempo per la prossima campagna. In una intervista ad Askanews Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav, l'associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali, aderente a Confindustria, che con i suoi 100 associati rappresenta circa i 3/4 di tutto il pomodoro trasformato in Italia, fa il punto sull'andamento della campagna in corso e sui temi principali all'ordine del giorno per il comparto.

La campagna si è svolta "in modo abbastanza regolare, si è registrata qualche difficoltà iniziale con problemi climatici, in particolare una grandinata tra Parma e Piacenza. E al Sud qualche difficoltà per l'anticipo della maturazione nell'areale foggiano e il ritardo in quello casertano, con le attività che si sono accavallate soprattutto per il trasporto", a questo si è aggiunta un po' di difficoltà sia nel reperire autisti sia per la manodopera", spiega De Angelis.

Il prodotto, in ogni caso, è "di ottima qualità, le quantità saranno un poco superiori alle trasformazioni dell'anno passato anche per ripristinare le scorte di magazzino diminuite durante il lockdown per l'incremento dei consumi sia in Italia sia all'estero".

Il pomodoro vale 3,700 miliardi di euro di fatturato, il 60% è destinato all'estero, "come consumi interni per la prima volta in 10 anni abbiamo registrato un segno positivo in valore e volume anche in Italia grazie al cambio di abitudini di consumo dovute al Covid. E' una crescita congiunturale e non strutturale ma ci fa ben sperare, speriamo sia una inversione in termini di orientamento rispetto al valore, che ha visto un incremento importante. Dobbiamo cercare di mantenerlo".

"Quest'anno si è però registrata una anomalia nel reperimento della manodopera - ha detto De Angelis - noi abbiamo l'obbligo di assumere chi ha lavorato con noi nella stagione precendete e per la prima volta quest'anno abbiamo avuto un 30% di lavoratori che hanno rifiutato di ritornare. Noi abbiamo una difficoltà che non si era mai presentata prima d'ora, prima non c'erano il reddito di cittadinanza e quota cento, non possiamo legare le due cose al 100% ma prendiamo atto che una difficoltà ora c'è".

Sul fronte della distribuzione del valore lungo la filiera, De Angelis spiega: "il pomodoro è pagato in Italia il prezzo più alto al mondo e al sud più del resto d'italia. Sicuramente si può fare ancora di più e si può organizzare una filiera che sia più organizzata e con una ancora migliore tutela del reddito. In questo senso - precisa il direttore generale di Anicav - ottenere prezzi più alti alla vendita, recuperando il prezzo reale del valore del pomodoro, serve a redistribuire la marginalità lungo la filiera. Va consolidato un rapporto di filiera che va dal produttore all'industria e poi bisogna instaurare un dialogo con la Gdo. Va cavalcata anche la rinnovata sensibilità dei consumatori verso la qualità dei prodotti e la possibilità di fare scelte consapevoli. E' il momento di cambiare il paradigma: è impossibile avere il miglior prodotto al minor prezzo e il consumatore deve esserne consapevole".

Come ogni comparto dell'agroalimentare, anche la filiera della trasformazione del pomodoro ha grandi aspettative nei confronti del Pnrr? "Certamente, il nostro interesse principale riguarda l'esigenza di infrastrutture di tipo idrico e il trasporto per la mobilità delle merci su gomma, oltre all'intermodalità per il trasporto del pomodoro fresco con sistema misto gomma-ferro. E poi le attività legate alla depurazione delle acque e le attività legate all'informatizzazione di tutti i processi di una industria che è antica ma che negli anni ha avuto una evoluzione 4.0".

Infine, il traguardo della Indicazione Geografica per il pomodoro pelato di Napoli: "l'Igp Napoli ha superato la fase istruttoria del ministero - ricorda De Angelis - ci sono stati dei ricorsi ma sono stati archiviati e il 4 agosto il ministero ha avviato l'istruttoria alla Commissione Ue per procedere all'inter di riconoscimento. Si tratta di una Igp del trasformato, il pomodoro non nasce pelato dalla pianta, ma c'è un processo industriale. Sulla denominazione Napoli - aggiunte De Angelis - il collegamento con il pelato è naturale a livello storico, iconografico e letterario e Napoli rappresenta il Mezzogiorno d'Italia. Assecondare spiriti campanilistici fuoriluogo non era cosa utile e fortunatamente le istituzioni e il Mipaaf hanno capito l'importanza del prodotto. Speriamo che il riconoscimento possa arrivare entro un anno, per dare spinta a un prodotto che perde sempre più quote di mercato. Speriamo che l'Indicazione Geografica possa arrivare in tempo per la prossima campagna".

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