Animali e Covid: un anno tutto da dimenticare

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Un anno di Covid – 19 che ha messo a dura prova anche gli amici a quattro zampe che collaborano nelle attività ASI ed i loro detentori: quale futuro per queste attività?

Un anno. Sembra incredibile, ma ci siamo arrivati. E sembra solo poco tempo fa che i telegiornali ci parlavano di questa nuova peste e di noi, che ci chiudevamo in casa, un po’ per paura un po’ per decreto. Un anno drammatico in cui abbiamo attraversato varie fasi: dal lockdown che ha immobilizzato e sospeso qualunque attività, alle chiusure secondo colori e zone di gravità, alla stagione estiva che sembrava averci ridato la libertà perduta.

Nell’altalenarsi delle varie fasi, in un “apri” e “chiudi” che ha destabilizzato tutti, all’interno del mondo ASI, un angolo di attività ha sempre avuto un grave problema in più degli altri: gli animali. Tre sono le attività di ASI che si avvalgono della collaborazione di animali:

l’Equitazione con i suoi cavalli;

la Cinofilia con i suoi cani

gli IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) col loro piccolo esercito di cavalli, asini, cani e piccoli animali.

Tutti questi animali non potevano certo essere abbandonati al loro destino e questo è stato sin dall’inizio nelle intenzioni del Governo; eppure abbiamo assistito fin dal primo Decreto del 4 marzo ad interpretazioni diverse che si sono susseguite talora improvvisamente, ciascuna figlia di convinzioni e letture a diversi livelli in primis dello stesso DPCM e a seguire delle varie note ed evidenze proposte da diversi enti in ambito di sport, salute e animali. In realtà già da quel Decreto si parlava di libertà di spostamento “per motivi di salute”, ma ci è voluta una circolare del Ministero della Salute, dicastero competente anche in materia di salute animale, per chiarire che “…gli spostamenti relativi alla cura degli animali rientrano nella casistica prevista dalla deroga relativa ai motivi di salute che si intendono così estesi anche alla salute degli animali”. Il Ministero della Salute, ha voluto poi essere molto chiaro: “l’accudimento e la cura degli animali (…) sono essenziali per garantirne la salute e il benessere, quindi, coloro che si occupano di animali (…) devono continuare ad assicurarne la salute ed il benessere.”

Salvaguardati dunque gli aspetti di tutela della salute, si è posto per i cavalli impiegati in Equitazione il problema del mantenimento di allenamento e addestramento, perché, se per la salute degli equini è necessaria (e quindi garantita) anche la movimentazione, gli stessi, come veri e propri atleti, hanno anche necessità di costanza nell’allenamento: a questo problema in alcuni momenti si sono trovate soluzioni solo parziali legate ad interessi puramente agonistici. Ma poi ci sono le scuole, realtà silenziose che sono poca cosa di fronte a economie e macro economie messe in ginocchio dalla pandemia, ma che impiegano uomini e donne spesso mossi da grandi entusiasmi più che da grandi interessi. Ci sono stati tempi duri, momenti in cui le spese per il mantenimento dei cavalli continuavano a correre, mentre le entrate erano azzerate; tempi in cui qualcuno ha dovuto scegliere di chiedere aiuto per far sopravvivere i propri animali; e il Settore Sport Equestri ha saputo rispondere: rifornimenti di fieno sono partiti verso diverse direzioni della penisola perché la fame dei cavalli non si aggiungesse alle molteplici piaghe del periodo. Per contro l’Equitazione è stata, in un secondo momento, una privilegiata del mondo sportivo: la sua ambientazione all’aria aperta ha fatto di questo sport uno dei pochi in cui i rischi di contagio sono bassissimi e la cui pratica è quindi consentita là dove la gran parte degli sport si è dovuto invece fermare; l’ambito equestre ha potuto vivere la soddisfazione di accogliere i bambini ed i ragazzi che erano stati chiusi in casa per mesi, di riportarli all’aria aperta e di farli tornare al contatto con la natura. E anche nei mesi successivi all’estate in cui le restrizioni sono tornate pressanti di pari passo con l’aumento dei contagi, l’Equitazione è rimasta come valvola di sfogo che, nonostante il freddo e con i dovuti accorgimenti, ha aiutato centinaia di ragazzi privati della socialità, della frequenza scolastica e di ogni altro luogo d’incontro.

Per i cani il quadro è diverso: il Covid 19 è entrato naturalmente anche nelle vite degli affiliati che si occupano di Cinofilia come educazione allo sport e impiego in ambito sociale attraverso la collaborazione del cane. Tutelata la condizione psico-fisica degli animali grazie all’intervento del Ministero della Salute, rimane il fatto che la gran parte delle attività è stata fermata e l’ultimo anno è stato vissuto come in un tempo sospeso: i Centri Cinofili sono ormai vuoti e l’erba incolta ha preso il posto di tutti i progetti sociali, sportivi e culturali. Società spaventate, disorientate, incapaci di capire cosa accadrà “domani”; dalle parole di Luisella Vitali, Responsabile Nazionale del Settore Cinofilia, traspaiono tristezza e incertezza: “Noi, come tutti, in silenzio abbiamo interpretato e accettato uno dietro l’altro i DPCM emanati dal Governo Conte, ma ora siamo più che mai in sofferenza; anche noi abbiamo necessità di sentire la vicinanza del Governo, di continuare con le attività dal momento che sono attività per lo più all’aperto dove non sarebbe un problema garantire il distanziamento sociale; 12 milioni di famiglie hanno un cane in Italia, e noi, attraverso lo sport e la cultura, sosteniamo con passione, ma anche con professionalità, tutti questi cani e di conseguenza anche le loro famiglie; facciamo prevenzione e li aiutiamo ad integrarsi nel tessuto sociale e nell’ambito urbano”. Certo, a prima vista, può sembrare un lavoro marginale quello svolto dalle società cinofile; anche qui si tratta di realtà silenziose, forse anche perché i cani risiedono per lo più nelle abitazioni di ciascuno e non in strutture attrezzate come può essere una scuderia; ma non per questo sono meno bisognose di sentirsi tutelate dal momento che raccolgono una pletora di persone che si sono formate per passione con percorsi faticosi e sforzi economici; un angolo di economia dove regna il precariato, il lavoro occasionale che spesso va ad integrare minimi salari.

Una storia ancora diversa per gli IAA: nei loro aspetti riabilitativi e terapeutici (cioè le TAA, Terapie Assistite con gli Animali) hanno sempre e comunque costituito un’eccezione, trattandosi di prestazioni rientranti nell’ambito sanitario: pertanto, a parte la libertà di spostamento per accudire gli animali, ai centri di riabilitazione è stato consentito di proseguire le proprie attività, come da circolare del Ministero della Salute: “Sono consentite le terapie assistite con gli animali (TAA), che, come riportato nelle relative Linee Guida nazionali, richiedono apposita prescrizione medica (…), devono essere erogate da personale idoneo presso strutture o centri in possesso di nulla osta ed iscritti negli elenchi Regionali”.

Ecco dunque che la pandemia, laddove persisteva ancora qualche resistenza e confusione, ha finalmente sancito una differenza netta tra attività attuate con animali a carattere riabilitativo (e quindi accreditate in ambito medico) e attività a carattere ludico o sportivo.

Per il resto, durante l’emergenza epidemica, la maggior parte degli IAA erogati sul territorio sono stati sospesi come tutte le attività, eccezion fatta per alcuni progetti basati su attività da remoto.

“La sosta che abbiamo dovuto rispettare ha permesso a cavalli ed asini di vivere giornate intere in branco, ma la soddisfazione è stata quella di verificare, ogni qualvolta mi sono recata al Centro, la loro voglia di venire da me a “chiacchierare” a conferma di come la relazione che si è instaurata sia piena di collaborazione piuttosto che di uso”. Questa la chiosa della dottoressa Nicoletta Angelini, Responsabile Nazionale del Settore di Formazione Socio Sanitaria, che testimonia che anche gli animali, riappropriatisi di parte della loro libertà, dimostrano vero e proprio affetto alle persone che sono in grado di instaurare un rapporto con loro.

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