Anm: no commistione tra magistratura e politica, è un'insidia -3-

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Roma, 30 nov. (askanews) - Il segretario ha poi posto l'accento alle conseguenze dello spaccato rivelato dall'inchiesta di Perugia: "Quanto accaduto non ha inferto solo un profondo colpo alla fiducia dei cittadini nella magistratura, restituendo all'opinione pubblica un'immagine, inaspettata quanto deformata, dei magistrati, ha anche inevitabilmente contribuito ad alimentare una diffusa sfiducia degli stessi magistrati nei confronti dell'istituzione consiliare e dei gruppi associativi. Ha rivelato, sotto diversi profili, la degenerazione dei rapporti tra correnti e istituzione consiliare".

Quindi "va abbandonata del tutto l'idea che l'associazione sia un luogo di potere, dove acquisire e consolidare consenso e magari prepararsi per la scalata al Consiglio superiore della magistratura o verso altri incarichi". Ché "posta su questo piano, la dialettica tra i gruppi associativi, rischia davvero di trasformarsi in una guerra per bande".

E se da un lato "ce n'è abbastanza, insomma, per avvilirsi, far prevalere lo sconforto, per tirarsi indietro, per rinunciare", proprio in un associazionismo, diverso, partecipato e trasparente, Caputo ha indicato la via: "Da qui, invece, che bisogna ripartire insieme, è in questi momenti che va fatto il massimo sforzo comune per migliorare le cose, anche riuscendo a vedere e riconoscere quelle positive che, fortunatamente, ancora ci sono".

Quindi "il primo fondamentale passo è quello di coinvolgere nuovamente i magistrati nell'attività associativa, rendere vivo e partecipato il dibattito culturale, far circolare e confrontare le idee. È necessario, come sempre, uno sforzo di elaborazione comune. La presenza e la partecipazione sono, inoltre, indispensabili per garantire una forma di controllo democratico e assicurare idonei presidi perché certe cose non si ripetano mai più".