Anm: Non si tratta su autonomia e indipendenza delle toghe

Roma, 21 apr. (LaPresse) - "L'emendamento Pini già approvato dalla Camera dei Deputati e l'ulteriore bozza inviata dal ministro della Giustizia ai partiti ledono i principi non negoziabili di autonomia e indipendenza della giurisdizione, sono ingiustificatamente punitivi e indeboliscono le garanzie di tutti i cittadini, in particolare di quelli economicamente più deboli". E' quanto afferma, in una nota, l'Associazione nazionale magistrati, in merito alla responsabilità civile delle toghe, al termine del 'parlamentino' di oggi, durante il quale si è discusso del provvedimento e del suo iter parlamentare. L'Anm ribadisce, quindi, che "l'azione civile diretta di una parte contro il magistrato" si presta "a usi strumentali e distorti, tali da condizionare gravemente l'esercizio indipendente della funzione giurisdizionale, ed è prevedibilmente destinata a essere causa di gravissime ulteriori inefficienze del sistema giudiziario per l'obbligo del magistrato citato in giudizio di astenersi dalla trattazione del procedimento".

Per l'Associazione "la disciplina della responsabilità civile dei magistrati nell'attuale assetto costituzionale deve necessariamente salvaguardare l'attività interpretativa delle norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove" e, per la rilevanza costituzionale "il tema merita un'autonoma e ponderata riflessione da parte delle forze parlamentari e non si presta a essere oggetto di trattativa nell'ambito di plurime iniziative legislative in materie eterogenee". Inoltre, l'Anm spiega che la "previsione dell'obbligatorietà dell'azione di rivalsa, in un regime di responsabilità che fa riferimento alla 'manifesta violazione del diritto', slegata dal presupposto della 'negligenza inescusabile', trasferisce sul singolo magistrato responsabilità di 'sistema', per carichi eccessivi, risorse insufficienti e cattiva organizzazione".

L'Associazione nazionali magistrati ha deliberato di delegare le Giunte sezionali a realizzare in sede locale, nella prima decade di maggio, assemblee (con eventuale breve sospensione delle attività d'ufficio e d'udienza per consentire la più ampia partecipazione) e iniziative pubbliche aperte all'Avvocatura, all'Università e ai cittadini, "dirette a informare e sensibilizzare sui gravi rischi che possono derivare da tali riforme". Inoltre, è stato deciso di "delegare alla Giunta esecutiva centrale l'organizzazione, nella prima decade di maggio, di un incontro pubblico a Roma per favorire il confronto con l'Avvocatura, l'Università e il mondo politico ed economico".

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