Anna Foa: difficile che archivi vaticani mettano pace su Pio XII

Cro/Ska

Roma, 15 gen. (askanews) - E' difficile che l'apertura degli Archivi vaticani "possa sanare la contrapposizione tra chi condanna Pio XII, per non aver parlato ad alta voce contro le deportazioni, e chi ricorda gli aiuti concreti che la Chiesa ha dato agli ebrei in quel periodo, anche aprendo i conventi di clausura per nasconderli": è l'opinione della storica Anna Foa, intervenuta al laboratorio interdisciplinare organizzato dall'Università Giustino Fortunato dedicato al tema della Shoah e dal titolo 'Memoria, didattica e diritti'. Il coordinatore del laboratorio, professor Paolo Palumbo, docente di diritto ecclesiastico e canonico presso l'Unifortunato ha introdotto il quarto appuntamento previsto dal Laboratorio ricordando che domani si celebrerà la giornata del dialogo cattolico ebraico per iniziativa della Conferenza episcopale e che l'evento prepara alla giornata della memoria del 27 gennaio.

E' improbabile, secondo Foa, che "fenomeni come la violazione della clausura, siano avvenuti senza la volontà del Papa, però lasciare documenti scritti sarebbe stato molto pericoloso". Inoltre, ha detto Foa, "la Chiesa ha rifornito le zone di Roma in cui erano rifugiati ebrei e badogliani, dopo l'8 settembre. Il Papa infatti non aveva riconosciuto Salò ma il regime di Badoglio". Per l'esperta i nazisti sapevano quello che stava facendo la Chiesa e c'era una sorta di patto: "Io so quello che fai e non intervengo ma tu non protesti apertamente, anche perché va detto che il Papa in quel periodo aveva paura che Roma diventasse terreno di scontro, che venisse invaso lo Stato Vaticano e che lui stesso venisse arrestato o rapito". Forse, ha osservato l'esperta, "una condanna a voce alta del Papa sarebbe servita ma non possiamo saperlo. Io penso che quello che ha nuociuto all'immagine del Papa non è stato tanto il suo comportamento durante la guerra, perché subito dopo la Liberazione gli ebrei hanno ringraziato il Papa, ma è quello che è successo dopo, durante la costruzione della memoria. Io credo che la Chiesa abbia perso l'occasione storica di prendere vantaggio da quello che aveva fatto durante la guerra per aiutare gli ebrei e portare avanti la memoria. Invece Papa Pio XII dopo la guerra ha ripreso le file dell'antigiudaismo, di cui era erede, e lo ha fatto senza metterlo in discussione. E la costruzione della memoria della Shoah, che non è cominciata subito ma negli anni '50 perché l'Europa era devastata e gli ebrei stessi inizialmente volevano rimuovere quanto accaduto, è avvenuta nell'assenza della Chiesa o contro la Chiesa".