Anni ’80: la Marina militare italiana salva i “boat people” vietnamiti

boat people

Il 21 agosto 1979 la Marina militare italiana mise in salvo 907 rifugiati politici provenienti dal Vietnam del sud. I cosiddetti “boat people” volevano fuggire alla dura repressione dopo la fine della guerra combattuta nel paese asiatico tra il 1955 e il 1975. Questa straordinaria storia di solidarietà e accoglienza dell’Italia non potrebbe essere più attuale in questa epoca storica: è stata resa nota in un articolo di Nicolò Zuliani per Termometro Politico.

L’incredibile storia di solidarietà

Quarant’anni prima che Salvini chiudesse i porti, l’Italia dall’altra parte del mondo metteva in salvo centinaia di rifugiati politici. Il 21 agosto 1979 la Marina militare italiana restituiva alla terra ferma 907 vietnamiti del Sud, superstiti alla dura repressione seguita alla fine della guerra. Il conflitto, durato 20 anni, era stata vinto dal Vietnam del Nord e il prezzo della riunificazione era così alto che gli abitanti delle aree sconfitte volevano a tutti cosi fuggire, pur servendosi di imbarcazioni di fortuna. Perciò, diventarono i cosiddetti boat people. Nessun paese era disposto a occuparsi dell’accoglienza. Il presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini, socialista e partigiano, ordinò al capo del governo Giulio Andreotti di salvarli.

L’operazione Vietnam

Nel corso dell’operazione Vietnam, partita il 4 luglio 1979, con tre navi, gli incrociatori Vittorio Veneto e Andrea Doria e la nave appoggio Stromboli, per un totale di 832 posti letto, la Marina Militare italiana fece una delle più grandi imprese della storia. Il primo salvataggio avvenne il 25 luglio ma le navi fecero in ritorno in Italia solo il 21 agosto, accolte dal governo di Cossiga. In tutto la Marina militare è riuscita a salvare 907 persone, tra cui 125 bambini, e ha percorso 2640 miglia marine. Molte delle persone salvate sono oggi cittadini italiani così come i loro figli e perfino i nipoti.