Anoressia nervosa, in un gene bersaglio da colpire con farmaci

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Roma, 9 giu. (askanews) - Individuato un gene che gioca un ruolo fondamentale nell'anoressia nervosa e che pu diventare un bersaglio di farmaci che rallentino l'insorgenza o il cronicizzarsi della malattia. E' il promettente risultato di uno studio pubblicato su Nature Communications condotto dalla Cornell University, dall'Ateneo di Pittsburgh e dall'Universit di Firenze.

Lo studio indaga i meccanismi fisiopatologici dell'iperattivit fisica, sintomo importante della grave patologia psichiatrica, a fianco dei pi studiati aspetti della riduzione estrema dell'alimentazione e della distorsione dell'immagine corporea. "La riduzione del cibo - spiega lo psichiatra Valdo Ricca, che insieme ai neurologi Benedetta Nacmias e Sandro Sorbi ha firmato il lavoro per Unifi - attiva il gene SIRT1 che scatena l'ansia, il ricorso esasperato all'esercizio fisico come strumento per perdere peso e la gratificazione derivante dal digiuno, generando cos un circolo vizioso che accelera la progressione della malattia". I ricercatori statunitensi hanno sperimentato attraverso modelli animali che l'inibizione genetica o farmacologica di SIRT1 in grado di ritardare l'inizio o l'aggravarsi della patologia.

"Per avere un riscontro genetico ci hanno coinvolto, unica realt italiana - commenta Benedetta Nacmias -, per fare un'indagine genetica su oltre 100 pazienti dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi, a conferma del ruolo chiave di questo gene nello svilupparsi della patologia. Nelle persone malate sono state effettivamente trovate delle varianti di SIRT1, non riscontrabili nei quasi 4.000 soggetti sani di controllo. Sono fattori di suscettibilit genetica, una sorta di predisposizione che conferma l'importanza cruciale di questo gene". "La ricerca - conclude Valdo Ricca - molto innovativa e apre alla possibilit di sperimentare trattamenti terapeutici che, agendo su SIRT1, possano modificare le gratificazioni che i pazienti traggono dall'esercizio fisico esasperato, uno dei fattori responsabili della cronicizzazione dei sintomi".